domenica 13 luglio 2025

"I bambini ci guardano" di Vittorio De Sica

 Grazie al canale televisivo Rai Storia, ho avuto la possibilità di rivedere, dopo tanti anni, il primo film drammatico di Vittorio De Sica: I bambini ci guardano. La pellicola uscì nelle sale italiane nel 1943: in pieno conflitto mondiale, e consacrò definitivamente De Sica regista, autore, nei successivi anni, di altri capolavori indimenticabili come Sciuscià, Ladri di biciclette e Miracolo a Milano. Credo che, quella riproposta dalla Rai, fosse una versione restaurata del film, dato che le immagini erano nitidissime; altrettanto però non posso dire parlando del sonoro: decisamente scadente. Il lungometraggio racconta una storia che oggi, probabilmente, non susciterebbe alcun interesse, perché credo si verifichi abbastanza di frequente. 

Pricò è il nome di un bambino che vive felicemente a Roma con i suoi genitori: Andrea - il padre - lavora come ragioniere in un ufficio; Nina - la madre - non lavora, e si dedica a far crescere nel migliore dei modi l'unico figlio che ha. Tutto cambia quando Nina ha una relazione extraconiugale con Roberto; quest'ultimo la convince, dopo molti tentativi, a lasciare la sua famiglia e a partire con lui. Andrea si ritrova così, improvvisamente, a dover crescere da solo il figlio, pur se aiutato in questo da una ottima governante. Dopo un breve periodo Nina ci ripensa e torna a casa; Andrea, malgrado ciò che gli ha fatto, decide di perdonarla e di continuare a vivere con lei, anche per il bene di Pricò. Ma quando tutto sembrava risolto definitivamente, ecco che Nina - pedinata da Roberto, mai rassegnatosi a lasciarla andare -, dopo un breve periodo di villeggiatura in una località balneare, decide di fuggire di nuovo con l'amante. Andrea viene a sapere della decisione di Nina da una lettera che trova in casa quando torna dal lavoro; per lui è il crollo definitivo: incapace di affrontare nuovamente una situazione del genere, lascia Pricò in un collegio religioso e quindi si suicida. Il film termina con l'incontro tra il bambino e la madre, entrambi in lacrime; Pricò viene incoraggiato a dirigersi verso Nina, ed abbracciarla, ma il piccolo, che ha capito benissimo la ragione per cui il padre si è tolto la vita, si rifiuta di farlo, e correndo si allontana da lei. 

È, alla fine, la storia di un adulterio, che si conclude tragicamente. Andrea è un padre e un marito esemplare: non ha alcuna colpa del tradimento che subisce da parte della moglie; innocente ovviamente è anche Pricò, che soffre della nuova situazione creatasi come il padre. Andrea non reagisce violentemente, come magari succederebbe ai giorni nostri: quando capisce che la sua famiglia è ormai distrutta, si preoccupa di trovare una degna sistemazione al figlio, per poi togliersi definitivamente di mezzo. Il bimbo certo avrebbe preferito crescere insieme al padre, che amava moltissimo, ma ormai non vuole più stare con la madre: colpevole, con i suoi comportamenti irresponsabili, del tragico gesto di Andrea; perciò la rifiuta, preferendo rimanere in collegio, con gente che non conosce, piuttosto che vivere con una persona inaffidabile, che può allontanarsi da lui - così come ha già fatto per ben due volte - perché evidentemente non gli vuole bene. 





sabato 21 giugno 2025

"Land" di Robin Wright

 In questa nostro mondo, dove la vita umana ha perso ogni valore o forse non ne ha avuto mai alcuno, è possibile perdere le persone che ci stanno più a cuore per motivi inaccettabili, come un attentato terroristico o un incidente stradale. Quando, in seguito a tali dolorosissime perdite, si rimane del tutto soli, è normale che si fatichi terribilmente ad andare avanti, e che si cerchino delle scappatoie, dei rifugi per non pensare ad una realtà talmente dura da non poterla accettare; e si prova un dolore ancora più acuto, ci si sente ancora più soli stando insieme alla gente che, per forza di cose, è completamente indifferente alla nostra situazione. Questo ed altro ancora racconta il bellissimo film di Robin Wright intitolato Land, e uscito nelle sale cinematografiche nel 2021. Nella vicenda filmica, una donna che ha da poco perduto tragicamente i suoi famigliari, non ce la fa ad andare avanti, e decide di isolarsi totalmente dal mondo; va a vivere in un casolare sperduto tra i monti, e non vuole più avere notizie di chiunque. Ma la sua scelta si rivela troppo ardua: giunto l'inverno, non riesce a far fronte alle difficoltà nate da un clima tremendamente ostile. Per lei sembra finita quando, fortuitamente, viene trovata ancora in vita da un montanaro di passaggio, che ben conosce quei luoghi. Grazie a lui si riprende, e col suo aiuto impara tante cose utili a sopravvivere in un ambiente tutt'altro che confortevole. La donna non desiste affatto dalla sua scelta di vivere da sola e lontana da tutti, ma accetta le visite saltuarie dell'uomo a cui deve la vita. Quando quest'ultimo non torna per molto tempo, è lei che va a cercarlo nella città più vicina, scoprendo che è malato gravemente, e che presto morirà. Alla fine la donna ritorna sulle sue drastiche decisioni, e si mette in contatto con la sorella. Un dialogo tra la donna e il montanaro mi ha colpito particolarmente: lui le chiede se si sente sola in quel luogo sperduto, e lei risponde: "Alle volte sì, ma mai come mi sento sola in città". 

lunedì 16 giugno 2025

"Seberg - Nel mirino" di Benedict Andrews

 Dell'attrice statunitense Jean Seberg (1938-1979), fino a ieri sapevo ben poco. Me la ricordavo e tutt'ora me la ricordo per due film in particolare: Buongiorno tristezza di Otto Preminger, e Questa specie d'amore di Alberto Bevilacqua. Nulla sapevo della sua tormentata vita, delle sue scelte coraggiose e della sua precoce morte. Tutti questi particolari ed altri ancora, vengono ben narrati nel film intitolato Seberg- Nel mirino (2019), diretto da Benedict Andrews; io ho avuto l'opportunità di vederlo recentemente, e devo dire che la vicenda personale di questa sfortunata attrice (qui interpretata da Kristen Stewart) mi ha sorpreso. Fu in particolare una scelta - del tutto libera e perfino encomiabile - a farla diventare un bersaglio del governo statunitense e dell'FBI: quella di finanziare tramite donazioni in denaro, il gruppo delle "Pantere Nere", che nella seconda metà degli anni '60 del XX secolo si battè per contrastare il razzismo verso i neri d'America. La Seberg, non appena divenne noto a tutti il suo schieramento a favore di questa organizzazione, fu spiata prima e screditata poi tramite articoli denigratori usciti in alcuni tra i più importanti quotidiani degli Stati Uniti. La sua carriera cinematografica, così come la sua vita privata, subirono delle ripercussioni gravissime. Pur continuando a lavorare saltuariamente, la donna non si riprese più, ed a soli quarant'anni morì: fu ritrovata nella sua auto dopo dieci giorni dalla segnalazione della sua scomparsa, e probabilmente si suicidò. Ciò che accadde a Jean Seberg fa riflettere; parlando di libertà, si portano spesso ad esempio gli Stati Uniti d'America, ma tantissimi fatti di cronaca che attraversano l'intero secolo scorso e il primo quarto dell'attuale, mettono fortemente in dubbio che l'America sia un paese veramente libero. 

"Estate violenta" di Valerio Zurlini

 Valerio Zurlini (Bologna 1926 - Verona 1982) è stato uno dei migliori cineasti di sempre; malgrado abbia realizzato pochi lungometraggi, e malgrado non abbia ricevuto premi in abbondanza né riconoscimenti, a mio avviso va considerato alla stessa stregua di tanti registi forse troppo celebrati, in Italia e all'estero. Come già affermato, la filmografia di Zurlini non vanta molti titoli; tra i pochi - tutti di valore - ne spiccano tre: Estate violenta (1959), Cronaca familiare (1962) e La prima notte di quiete (1972). Del primo film vorrei brevemente parlare, che uscì nel 1959 e vide il debutto in un'opera cinematografica tutta italiana, del giovanissimo e talentuosissimo attore francese Jean-Louis Trintignant. La storia narrata nella pellicola, è quella di un'amore insolito, tra una donna matura di nome Roberta (interpretata da Eleonora Rossi Drago), e Carlo: un giovanissimo studente nei cui panni c'è, per l'appunto, Trintignant; la passione nasce casualmente, durante una vacanza balneare in una cittadina romagnola; il periodo in cui la vicenda si dipana, è quello della 2° Guerra Mondiale. Ciò che mi ha colpito di più, in questo film di Zurlini, è la capacità di descrivere psicologicamente i personaggi principali, di mettere in risalto la forte passionalità della donna, che vede l'attrice Eleonora Rossi Drago nel momento più alto della sua carriera cinematografica. Altrettanto profonda e impulsiva è la personalità del ragazzo, che dimostra di essere ben più maturo - almeno a livello mentale - dell'età che ha. I due, che si amano intensamente, decidono di iniziare e di proseguire una relazione avversata da mille difficoltà, comprese quelle della tragica situazione storica in cui si trovano direttamente coinvolti. Un fatto imprevisto li costringe a fuggire dal luogo in cui si sono incontrati, e quindi si mettono in viaggio senza ben sapere dove approderanno; ma un altro fatto, tremendamente violento, li costringe a fermarsi, e quindi a separarsi definitivamente. Da ricordare è anche l'ottima colonna sonora del film, realizzata dal musicista Mario Nascimbene; di quest'ultima rimane impresso il tema principale, che si ascolta durante un ballo improvvisato nella casa della donna durante una sera estiva: qualcuno dei ragazzi fa partire un disco, quindi Carlo chiede a Roberta di ballare insieme a lui, e la donna accetta; proprio in quel momento l'amore tra i due si palesa, facendo diventare questa scena la più coinvolgente e memorabile dell'intera pellicola.


Eleonora Rossi Drago in una scena del film "Estate violenta"
(da questa pagina Web)


sabato 13 luglio 2024

"Radioactive" di Marjane Satrapi

 Qualche giorno fa, in una emittente televisiva che trasmette quasi esclusivamente film (credo fosse Iris), ho visto un film molto bello. S'intitola "Radioactive" ed è biografico; la regista è Marjane Satrapi, e l'anno d'uscita è il 2019. Parla delle tappe più significative della vita sociale e professionale di Maria Skłodowska (Varsavia 1867 - Passy 1934): la scienziata polacca più nota a tutti come Marie Curie. A proposito di questo cognome, come tutti sapranno, è quello del marito Pierre (1859-1906). E il film inizia proprio con una scena in cui i due futuri coniugi s'incontrano in una strada parigina (era il 1893). Devo ammettere che, prima di aver visto questo lungometraggio, conoscevo appena i nomi dei due scienziati e, soprattutto, non sapevo alcuni particolari direi importantissimi, riguardanti la carriera della Skłodowska Curie, che fu la prima donna a ricevere il prestigioso premio Nobel per la fisica nel 1903. Nella vicenda filmica, vengono giustamente messe in evidenza le tante difficoltà della scienziata, nel far valere il suo eccezionale talento, e di come fu determinante, in questa precisa sfera, l'aiuto di Pierre Curie: il primo a intercettare le sottovalutate capacità professionali di quella che sarebbe poi diventata la sua compagna. Ma, come ben rimarca la regista, la vita della scienziata polacca non fu mai facile, anche dopo l'acquisita consacrazione; certamente a complicarla fu la tragedia della precoce morte di Pierre, avvenuta nel 1906 a causa di un incidente; così come il successivo, scandaloso rapporto sentimentale che nacque con Paul Langevin: scienziato francese, amico e collaboratore di Pierre. Azzeccate, secondo me, le scene che saltuariamente si spostano agli anni '40, '60 e '80 del XX secolo, mostrando rispettivamente: il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki; gli esperimenti atomici dell'esercito statunitense svoltisi nel deserto del Nevada ai tempi della "Guerra fredda"; il disastro causato dall'incidente nella centrale nucleare di Černobyl'. Come a dire: molte delle scoperte scientifiche e tecnologiche possono rappresentare una risorsa o un pericolo per l'umanità, a seconda dell'uso che ne viene fatto. L'unica pecca del film è, a mio parere, l'aver troppo insistito sulla nosocomefobia di Maria Skłodowska Curie: dettaglio non rilevante e poco piacevole che poteva essere tranquillamente trascurato. "Radioactive" rientra nella categoria di quei film che posseggono delle qualità eccelse: appassionano lo spettatore grazie alla vicenda che narrano, e, nello stesso tempo, lo arricchiscono culturalmente. 



Titolo: Radioactive

Nazione: Gran Bretagna

Anno: 2019

Genere: Biografico/Drammatico

Regia: Marjane Satrapi

Cast: Anya Taylor-Joy, Rosamund Pike, Aneurin Barnard, Sam Riley, Simon Russell Beale.

Durata: 103 minuti.

mercoledì 11 ottobre 2023

"La prima notte di quiete" di Valerio Zurlini

 Parlando di registi cinematografici italiani, penso che Valerio Zurlini (Bologna, 19 marzo 1926 – Verona, 26 ottobre 1982) meriti di essere celebrato così come viene fatto per altri esimi cineasti (Rossellini, De Sica, Visconti, Fellini ecc.). Il regista bolognese diresse almeno 4 film annoverabili tra i migliori in assoluto della storia del cinema italiano; in quanto sceneggiatore, Zurlini seppe creare storie fantasiose e appassionanti; non comune fu anche la sua bravura nello scegliere determinati attori per i ruoli di protagonisti dei suoi lungometraggi; fu lui che fece conoscere dei giovani artisti praticamente sconosciuti, che poi intrapresero delle carriere brillantissime. L'opera cinematografica zurliniana di cui vorrei parlare ora, anche perché, per l'ambientazione che la caratterizza si addice - soltanto in teoria - alla stagione attuale, è La prima notte di quiete, del 1972. In sintesi, il film racconta la travagliata e contrastata storia d'amore tra un professore di lettere ed una studentessa. I luoghi in cui si svolge la vicenda (una Rimini grigia e piovosa), i risvolti psicologici dei personaggi principali, l'eccellente colonna sonora di Mario Nascimbene e la trama intrigante con l'inatteso, drammatico finale rendono questa pellicola di un'intensità tale che è difficile non farsi coinvolgere; malgrado la lunga durata (più di 2 ore), La prima notte di quiete è un film da vedere almeno una volta. Il titolo altro non è che una frase dello scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe, che così volle descrivere la morte. Sonia Petrova è il nome della bellissima attrice francese che interpreta Vanina: la studentessa del liceo classico riminese, fredda e distaccata, di cui s'innamora Daniele: il professore supplente di lettere che nel film è impersonato da Alain Delon (un uomo disilluso che non crede più nel suo lavoro d'insegnante). La Petrova non ebbe molta fortuna nel mondo del cinema, e dopo essere stata scelta, nello stesso 1972, da Luchino Visconti per una parte nel film Ludwig, nel giro di pochi anni diradò le sue apparizioni sul grande schermo. Fece comunque una discreta carriera come attrice televisiva negli Stati Uniti. Delon, invece, ebbe un rapporto di lavoro contrastato con il regista Zurlini, tant'è che i due si presero anche a male parole. Pure, il "sex symbol" francese ha dichiarato che La prima notte di quiete è stato uno dei migliori film della sua carriera da attore. Altri ottimi attori che hanno partecipato a questa opera filmica sono: Salvo Randone (nel ruolo del preside del liceo), Lea Massari (amante di Daniele), Adalberto Maria Merli (fidanzato di Vanina), Giancarlo Gianni (amico di Daniele), Renato Salvatori (altro amico), e Alida Valli (madre di Vanina).



Titolo: La prima notte di quiete

Nazione: Italia

Anno: 1972

Genere: Drammatico

Regia: Valerio Zurlini

Cast: Alain Delon, Sonia Petrova, Giancarlo Giannini, Salvo Randone, Alida Valli, Adalberto Maria Merli, Fabrizio Moroni, Liana Del Balzo, Claudio Trionfi, Carla Mancini, Krista Nell, Sandro Moretti.

Durata: 132 minuti.

domenica 8 ottobre 2023

"A Hong Kong è già domani" di Emily Ting

 A volte, per realizzare un bel film basta poco: un paio di bravi attori, buone idee per una trama semplice ma che indaga in profondità i pensieri ed i sentimenti di due individui, ed un luogo che possiede un fascino non comune. Questi elementi sono tutti presenti nel lungometraggio intitolato "A Hong Kong è già domani", uscito nelle sale durante il 2015, diretto dalla regista statunitense Emily Ting e interpretato dai due attori principali: Jamie Chung e Bryan Greenberg. La Chung, nella storia filmica è Ruby: una giovane americana di famiglia cinese, che si trova ad Hong Kong per lavoro; Greenberg è invece Josh, anch'esso statunitense, già residente da dieci anni nella città asiatica. I due s'incontrano per caso, perché la ragazza, perdutasi per le strade di Hong Kong, vede l'uomo e pensa possa aiutarla a trovare la strada dove si deve recare. Dopo un'iniziale diffidenza della ragazza, in seguito alla disponibilità dell'uomo che si offre di accompagnarla fino al punto d'arrivo, i due fanno un percorso cittadino insieme, cominciando a parlare di vari argomenti e scoprendo che tra di loro esiste una simpatia reciproca. Ma dopo un po' di tempo, la ragazza decide di allontanarsi dall'uomo, che gli aveva confessato di aver lasciato la sua ragazza ad una festa di compleanno dove anche lui doveva andare. Casuale, come il primo incontro è anche il secondo che avviene in un traghetto che attraversa la baia di Hong Kong, circa un anno dopo. L'uomo e la ragazza (lui ha circa 35 anni e lei una trentina), questa volta stanno insieme per più tempo, ed hanno l'occasione di conoscersi più approfonditamente; entrambi hanno delle relazioni non semplici e non ben definite con dei partner che non compaiono mai. Alla fine della giornata Josh convince Ruby, titubante, a recarsi insieme a lui in un locale dove si esibisce un gruppo musicale americano; lì, mentre i due stanno ballando, nasce qualcosa che va al di là di una semplice amicizia; l'arrivo di un'amica della ragazza di Josh interrompe quel momento idilliaco, e induce Ruby a riflettere su ciò che gli sta accadendo. Infine i due se ne vanno alle rispettive case insieme, in un taxi, e lì seduti, si confessano le loro incertezze sui sentimenti che stanno provando; in pratica, stanno rimettendo in discussione i rispettivi rapporti coi partner, perché quella sera, dopo il loro secondo incontro è cambiato qualcosa. Il film s'interrompe sul più bello, ovvero quando Ruby giunge davanti alla sua abitazione (Josh invece ancora deve proseguire il trasporto), e, riluttante, non sa se scendere o rimanere con l'uomo che ora, evidentemente ama. È un finale insolito, che non diminuisce il valore del film, perché dà la possibilità allo spettatore d'immaginare o perfino di decidere il proseguo della vicenda (io, per esempio, ho intuito che Ruby sarebbe rimasta nel taxi con Josh). Per il resto, come ho detto all'inizio, si tratta di un bel film, semplice e, potrei dire, d'impianto teatrale (quasi tutta la storia vede protagonisti soltanto l'uomo e la donna, che dialogano tra di loro camminando o sostando in luoghi pubblici). Ovviamente la buona riuscita del film si è verificata grazie alla bravura dei due attori principali (che non conoscevo). Se esistono altre pellicole memorabili che, con le dovute differenze, assomigliano a questa di Emily Ting, e che io ho già visto, mi vengono in mente sia "Breve incontro" (1945) di David Lean, che "Innamorarsi" (1984) di Ulu Grosbard. In entrambi i lungometraggi citati, s'incontrano un po' per caso un uomo ed una donna non giovanissimi, che hanno già delle relazioni ben definite (sono quasi tutti sposati), e dopo il fatale incontro scoprono di non aver provato mai sensazioni così intense, che fanno nascere amori inattesi e passionali, e rimettono in discussione il loro passato, rischiando seriamente - in alcuni casi - di mandare all'aria intere famiglie. Però, a differenza di questi film del passato, in "A Hong Kong è già domani" non c'è un tale livello di drammaticità, perché entrambi i protagonisti non hanno una relazione stabile, e nessuno dei due è sposato o con figli. Tante altre cose vorrei aggiungere riguardo a questo bel film, ma mi limito a dire due parole sull'ambientazione della vicenda: la citta di Hong Kong, vista esclusivamente nelle ore serali e notturne, che ha un fascino particolare, di una città decisamente moderna e piena di attrattive.


Titolo: A Hong Kong è già domani

Nazione: USA-Hong Kong 

Anno: 2015

Genere: Sentimentale

Regia: Emily Ting

Cast: Jamie Chung, Bryan Greenberg, Richard Ng, Sarah Lian, Lawrence S. Dickerson, Ines Laimins, Joshua Wong, Zach Hines, Linda Trinh

Durata: 75 minuti.