Accogliete le parole del nostro Signore, principi di questa città. E voi tutti prestate attenzione all'avvertimento del nostro Dio. Dice il Signore: "Quando sentite il bisogno della mia presenza, nessuno vi costringe a calpestare le pietre dei miei cortili, perciò smettetela di portare offerte inutili. Il vostro incenso mi reca disgusto, le vostre sacre adunanze m'infastidiscono come le vostre feste e i vostri riti che oramai non sopporto più. Quando unite le mani verso di me io giro il mio volto e non ascolto più le vostre preghiere perché le vostre mani sono insanguinate. Lavatevi e purificatevi" - grida il Signore - "Non voglio più vedere l'ipocrisia nel vostro comportamento".
(Mel, il sacerdote in "Camminacammina" di Ermanno Olmi)
http://www.imdb.com/title/tt0083713/
domenica 15 dicembre 2013
venerdì 4 ottobre 2013
San Francesco d'Assisi nel cinema
Tra i film che parlano di San Francesco c'è un capolavoro del neorealismo di
Roberto Rossellini: Francesco giullare di Dio, uscito nelle sale nel
1950, si avvale di attori non professionisti (fa eccezione la presenza di Aldo
Fabrizi) e consta in nove episodi tratti dalla vita del santo così come vengono
raccontati nei famosi Fioretti. Il film ad un primo approccio potrebbe
sembrare ingenuo, ma non è affatto così, visto che si basa sulla recitazione
spontanea di non-attori ed è ispirato alla autentica fede ed alla semplicità
disarmante in cui consisteva l'eccezionalità dell'ordine mendicante creato da
San Francesco.
Negli anni sessanta anche la regista Liliana Cavani volle realizzare un film sul santo patrono d'Italia, nacque così, nel 1966, Francesco d'Assisi; inizialmente la pellicola fu trasmessa in TV come un telefilm, in due puntate, poi uscì anche nelle sale cinematografiche. È questo un film prettamente biografico, che parte dall'età giovanile di Francesco, quando ancora non aveva abbracciato la fede cristiana, per giungere alla morte del santo. Molti critici hanno riscontrato una tendenza della regista a sottolineare l'aspetto rivoluzionario della figura di Francesco, sacrificando, in parte, quello religioso; ciò può essere anche veritiero, ma non si discute certo sul fatto che Francesco abbia portato delle novità assolute in quella che alla sua epoca era ritenuta la vita più adeguata del religioso cristiano. Bravissimo nel ruolo del santo l'attore Lou Castel, mentre a me pare meno felice, nel secondo film della Cavani incentrato sulla figura del santo d'Assisi: Francesco (1989), la recitazione di Mickey Rourke (che ovviamente impersona San Francesco), come d'altra parte mi sembra eccessivamente violento e spregiudicato un po' tutto il lungometraggio.
Ritornando al 1966, nel film di Pier Paolo Pasolini Uccellacci e uccellini c'è una parte in cui i due protagonisti: Totò e Ninetto Davoli, si ritrovano improvvisamente al cospetto di San Francesco nei panni di due frati francescani, rispettivamente di frate Ciccillo e frate Ninetto; Francesco affida a loro un compito arduo: comunicare con tutti gli uccelli parlando col loro linguaggio per convertirli alla buona novella. È la parte più poetica del film, e il sotterraneo marxismo che caratterizza l'episodio non ne diminuisce il valore. Ottimo Totò nella parte del religioso, la sua recitazione sembra quanto mai sentita e sincera.
Nel 1972 uscì un altro film biografico su San Francesco, questa volta a cimentarsi con la umile e pur imponente figura del poverello d'Assisi fu Franco Zeffirelli, nel film Fratello Sole, Sorella Luna. Anche qui, come nel primo film di Liliana Cavani, il punto di partenza è la giovinezza spensierata e scanzonata del santo, la svolta avviene dopo la partenza di Francesco per la crociata, infatti quando improvvisamente ritorna lo si vede profondamente mutato; seguono: la conversione, la rinuncia alle ricchezze, la solitaria ascesi nella piccola chiesa di San Damiano e quindi l'avvicinamento dei primi confratelli; la storia si conclude subito dopo la consacrazione di papa Innocenzo III, che comprende la grandezza e la santità dell'umile fraticello. Qui, a differenza di altri film, è dedicato ampio spazio anche a Santa Chiara (dove appare con l'angelico volto dell'attrice Judi Bowker) che ebbe un'importanza primaria nella formazione spirituale di Francesco. Bellissima la colonna sonora di Riz Ortolani come sono belle le tre canzoni di Claudio Baglioni che si possono ascoltare durante il film.
Concludo ricordando che ho escluso dalla breve trattazione altri film minori riguardanti la figura di S. Francesco, i quali sono tutt'altro che disprezzabili, come Francesco d'Assisi di Michael Curtiz (1961) e Francesco di Michele Soavi (2002), nonchè una fiction per la Rai del 2007: Chiara e Francesco, per la regia di Fabrizio Costa.
Negli anni sessanta anche la regista Liliana Cavani volle realizzare un film sul santo patrono d'Italia, nacque così, nel 1966, Francesco d'Assisi; inizialmente la pellicola fu trasmessa in TV come un telefilm, in due puntate, poi uscì anche nelle sale cinematografiche. È questo un film prettamente biografico, che parte dall'età giovanile di Francesco, quando ancora non aveva abbracciato la fede cristiana, per giungere alla morte del santo. Molti critici hanno riscontrato una tendenza della regista a sottolineare l'aspetto rivoluzionario della figura di Francesco, sacrificando, in parte, quello religioso; ciò può essere anche veritiero, ma non si discute certo sul fatto che Francesco abbia portato delle novità assolute in quella che alla sua epoca era ritenuta la vita più adeguata del religioso cristiano. Bravissimo nel ruolo del santo l'attore Lou Castel, mentre a me pare meno felice, nel secondo film della Cavani incentrato sulla figura del santo d'Assisi: Francesco (1989), la recitazione di Mickey Rourke (che ovviamente impersona San Francesco), come d'altra parte mi sembra eccessivamente violento e spregiudicato un po' tutto il lungometraggio.
Ritornando al 1966, nel film di Pier Paolo Pasolini Uccellacci e uccellini c'è una parte in cui i due protagonisti: Totò e Ninetto Davoli, si ritrovano improvvisamente al cospetto di San Francesco nei panni di due frati francescani, rispettivamente di frate Ciccillo e frate Ninetto; Francesco affida a loro un compito arduo: comunicare con tutti gli uccelli parlando col loro linguaggio per convertirli alla buona novella. È la parte più poetica del film, e il sotterraneo marxismo che caratterizza l'episodio non ne diminuisce il valore. Ottimo Totò nella parte del religioso, la sua recitazione sembra quanto mai sentita e sincera.
Nel 1972 uscì un altro film biografico su San Francesco, questa volta a cimentarsi con la umile e pur imponente figura del poverello d'Assisi fu Franco Zeffirelli, nel film Fratello Sole, Sorella Luna. Anche qui, come nel primo film di Liliana Cavani, il punto di partenza è la giovinezza spensierata e scanzonata del santo, la svolta avviene dopo la partenza di Francesco per la crociata, infatti quando improvvisamente ritorna lo si vede profondamente mutato; seguono: la conversione, la rinuncia alle ricchezze, la solitaria ascesi nella piccola chiesa di San Damiano e quindi l'avvicinamento dei primi confratelli; la storia si conclude subito dopo la consacrazione di papa Innocenzo III, che comprende la grandezza e la santità dell'umile fraticello. Qui, a differenza di altri film, è dedicato ampio spazio anche a Santa Chiara (dove appare con l'angelico volto dell'attrice Judi Bowker) che ebbe un'importanza primaria nella formazione spirituale di Francesco. Bellissima la colonna sonora di Riz Ortolani come sono belle le tre canzoni di Claudio Baglioni che si possono ascoltare durante il film.
Concludo ricordando che ho escluso dalla breve trattazione altri film minori riguardanti la figura di S. Francesco, i quali sono tutt'altro che disprezzabili, come Francesco d'Assisi di Michael Curtiz (1961) e Francesco di Michele Soavi (2002), nonchè una fiction per la Rai del 2007: Chiara e Francesco, per la regia di Fabrizio Costa.
domenica 8 settembre 2013
Il cinema dei fratelli Taviani nel decennio 1970-1979
Se si va ad
analizzare attentamente la filmografia di Paolo e Vittorio Taviani dovrebbe
risultare piuttosto evidente che il decennio più "alto" dei due cineasti
italiani è quello che corrisponde agli anni settanta; in questo decennio infatti
sono usciti quattro film molto belli e molto impegnati che si occupano di temi
importanti oltre che scottanti ancora oggi, ovvero dell'ideale politico profondo
che alcune persone hanno seguito fino al sacrificio estremo; del "pater
familias" che, in precise zone territoriali del nostro paese, esercitava spesso
la sua tirannia nei confronti della moglie e in particolare dei figli, questi non potevano prendere alcuna iniziativa riguardante il loro futuro ed erano costretti a fare qualunque cosa
avesse deciso per loro il "padre padrone", pena il maltrattamento morale e
materiale; infine il tema del malessere giovanile che in genere ha coinvolto un
po' tutte le generazioni e che i Taviani trattano per quel che riguarda la
gioventù degli anni settanta. Tutte queste tematiche sono presenti in San
Michele aveva un gallo (1971), Allonsanfan (1975), Padre padrone
(1977) e Il prato (1979); precisamente i temi politici riguardano i
primi due film citati che vedono come protagonisti due grandi attori: Giulio
Brogi e Marcello Mastroianni, senza i quali forse l'ottimo risultato di entrambi
i lungometraggi non sarebbe mai arrivato. Sebbene le due pellicole raccontino
storie ambientate nell'Ottocento, molti critici parlarono di espliciti
riferimenti ai tempi recenti, in particolare agli "anni di piombo". Padre
padrone è invece ispirato al romanzo omonimo di Gavino Ledda e, in toni
fortemente realistici, racconta la difficile vita dello scrittore sardo
dall'infanzia alla gioventù, ossia fino al momento in cui, grazie ad una forza
di volontà non indifferente e ad una perseveranza eccezionale negli studi che
gli permise di laurearsi ed affermarsi al di fuori della sua regione, riuscì a
svincolarsi dall'oppressiva e ottusa ala paterna; ottima è qui l'interpretazione
sia dell'attore protagonista Saverio Marconi che impersona lo scrittore, sia del
padre di lui nei cui panni c'è Omero Antonutti. Il prato è il film
dedicato ai problemi dei giovani e specificatamente a coloro che avevano intorno
ai vent'anni nel periodo post sessantottino. Il prato vide l'esordio
cinematografico come attrice protagonista di Isabella Rossellini, insieme alla
bella attrice sono di nuovo presenti sia Saverio Marconi, ragazzo che, finiti da
poco gli studi, cerca con passione di realizzarsi professionalmente e
sentimentalmente, sia Giulio Brogi, padre del ragazzo; un ruolo non secondario
ricopre anche un giovane Michele Placido.
Due parole ancora per le ottime musiche che fanno da colonna sonora a tutti questi film, molte delle quali portano la prestigiosa firma di Ennio Morricone anche se in alcuni casi i Taviani hanno attinto dalla musica classica e dalla canzone popolare italiana.
Due parole ancora per le ottime musiche che fanno da colonna sonora a tutti questi film, molte delle quali portano la prestigiosa firma di Ennio Morricone anche se in alcuni casi i Taviani hanno attinto dalla musica classica e dalla canzone popolare italiana.
domenica 1 settembre 2013
Da "Profumo di donna" di Dino Risi
Vuoi dire che è una fortuna essere ciechi? Può darsi, ma non per le tue ragioni: è una fortuna essere ciechi perché i ciechi non vedono le cose come sono, ma come immaginano che siano. Ma io no: io non immagino niente, non ricordo niente. Potessi vedere il mondo, qui, adesso, credo che guarderei solo pietre, deserto; nemmeno animali, alberi... solo pietre, perché anch'io sono una pietra.
[Parole di Fausto (Vittorio Gassman) al cugino prete (Vernon Dobtcheff)]
[Parole di Fausto (Vittorio Gassman) al cugino prete (Vernon Dobtcheff)]
venerdì 23 agosto 2013
Il duello finale di "C'era una volta il west"
Credo non sia discutibile il fatto che, nei migliori
film (western e non) di Sergio Leone le musiche del grande Ennio Morricone
contribuiscano in modo consistente al grande successo e all'incommensurabile
fascino che essi hanno avuto sul pubblico. Se si prende in esame "C'era una
volta il west", film western tra i migliori di sempre diretto da Leone nel 1968
e interpretato da bravissimi attori come Charles Bronson, Henry Fonda e Claudia
Cardinale, incancellabile dalla memoria è la scena del duello finale tra i due
protagonisti: Harmonica (Bronson) e Frank (Fonda); la sequenza, accompagnata da
una musica intensa e molto coinvolgente, è molto lunga, troppo si potrebbe dire
se non ci fosse appunto questo brano strumentale, il quale conferisce
all'episodio un pathos straordinario che, insieme alle geniali e poetiche
immagini create da Leone, fanno sì che vada valutata come uno dei momenti più
alti e drammatici del cinema di ogni tempo.
domenica 18 agosto 2013
Da "Durante l'estate" di Ermanno Olmi (L'importanza dei colori)
È una cosa molto importante, sa, amare i colori. Perché sono soprattutto i colori che ci aiutano a capire il significato di tutte le cose. Si ricorda l'altra sera dal conte Carlo? Ecco, il colore è come l'espressione. È la luce: senza luce non ci sarebbero i colori, no? Perché la luce non serve solo a rischiarare, ma passa attraverso le cose; ed è come se tutte le cose si accendessero del loro giusto colore. I fiori finti, per esempio, possono avere anche colori bellissimi, ma in confronto a questi sono colori senza luce. L'universo, invece, è pieno di colori luminosi, infiniti. Noi nemmeno ce lo immaginiamo quanti colori ci sono nell'universo. Prenda un prato, per esempio. Se ci chiedono di che colore è un prato, diciamo che è verde: perché a guardarlo, così, a distanza, ci sembra verde. Ma se appena ci avviciniamo, scopriamo che è pieno di colori diversi: perfino ogni filo d'erba ha un suo colore particolare.
sabato 17 agosto 2013
Da "Allonsanfan" di Paolo e Vittorio Taviani
Perché sei venuto a riprendermi? Perché venite a riprendermi? Ma dove credete di andare così mascherati? Sono venti anni che andate... venite... vi mascherate... e corriamo dietro a faville che sono soltanto cenere. Dio mio come mi siete venuti a noia! State diventando anche voi delle tremende abitudini.
Da come cavalchi il tuo purosangue, Gioacchino, ti riconosco. Da come cammini, Ugo, con la tua artrosi. Da come saltelli, Lionello; so perché stai saltando: cerchi di nascondere la vocazione alla morte che ti porti dietro... imbecille! Se lo rifai ti sparo addosso! Dovevi affogarmi Lionello, dovevate lasciarmi morire di febbre, avete sbagliato a lasciarmi guarire. Sono guarito, sono cambiato, sto bene qui dove tutti mi vogliono bene.
Tito... Tito mio, ho perso la fede! e non puoi cercare nemmeno di consolarmi perché sono io che ho pena di te: tu non vivi Tito mio, sopravvivi a qualcosa che è finito da tempo e che forse ricomincerà quando io e te saremo vecchi. Non chiedermi quello che voglio, so soltanto quello che non voglio più.
E tu dove guardi, Massimo? Abbassa gli occhi o inciamperai. Non sopporto i vostri occhi sempre volti al futuro. A me la vita è data una sola volta e non voglio aspettare la felicità universale; chi di voi, pazzi, mi ama abbastanza da proteggermi contro la morte? Non guardarmi così, se qualcosa ti deve spaventare non è la mia disperazione ma la mia allegria; tu neanche immagini cosa si possa chiedere di diverso alla vita.
Da come cavalchi il tuo purosangue, Gioacchino, ti riconosco. Da come cammini, Ugo, con la tua artrosi. Da come saltelli, Lionello; so perché stai saltando: cerchi di nascondere la vocazione alla morte che ti porti dietro... imbecille! Se lo rifai ti sparo addosso! Dovevi affogarmi Lionello, dovevate lasciarmi morire di febbre, avete sbagliato a lasciarmi guarire. Sono guarito, sono cambiato, sto bene qui dove tutti mi vogliono bene.
Tito... Tito mio, ho perso la fede! e non puoi cercare nemmeno di consolarmi perché sono io che ho pena di te: tu non vivi Tito mio, sopravvivi a qualcosa che è finito da tempo e che forse ricomincerà quando io e te saremo vecchi. Non chiedermi quello che voglio, so soltanto quello che non voglio più.
E tu dove guardi, Massimo? Abbassa gli occhi o inciamperai. Non sopporto i vostri occhi sempre volti al futuro. A me la vita è data una sola volta e non voglio aspettare la felicità universale; chi di voi, pazzi, mi ama abbastanza da proteggermi contro la morte? Non guardarmi così, se qualcosa ti deve spaventare non è la mia disperazione ma la mia allegria; tu neanche immagini cosa si possa chiedere di diverso alla vita.
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