Perché sei venuto a riprendermi? Perché venite a riprendermi? Ma dove credete di andare così mascherati? Sono venti anni che andate... venite... vi mascherate... e corriamo dietro a faville che sono soltanto cenere. Dio mio come mi siete venuti a noia! State diventando anche voi delle tremende abitudini.
Da come cavalchi il tuo purosangue, Gioacchino, ti riconosco. Da come cammini, Ugo, con la tua artrosi. Da come saltelli, Lionello; so perché stai saltando: cerchi di nascondere la vocazione alla morte che ti porti dietro... imbecille! Se lo rifai ti sparo addosso! Dovevi affogarmi Lionello, dovevate lasciarmi morire di febbre, avete sbagliato a lasciarmi guarire. Sono guarito, sono cambiato, sto bene qui dove tutti mi vogliono bene.
Tito... Tito mio, ho perso la fede! e non puoi cercare nemmeno di consolarmi perché sono io che ho pena di te: tu non vivi Tito mio, sopravvivi a qualcosa che è finito da tempo e che forse ricomincerà quando io e te saremo vecchi. Non chiedermi quello che voglio, so soltanto quello che non voglio più.
E tu dove guardi, Massimo? Abbassa gli occhi o inciamperai. Non sopporto i vostri occhi sempre volti al futuro. A me la vita è data una sola volta e non voglio aspettare la felicità universale; chi di voi, pazzi, mi ama abbastanza da proteggermi contro la morte? Non guardarmi così, se qualcosa ti deve spaventare non è la mia disperazione ma la mia allegria; tu neanche immagini cosa si possa chiedere di diverso alla vita.
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