Credo non sia discutibile il fatto che, nei migliori
film (western e non) di Sergio Leone le musiche del grande Ennio Morricone
contribuiscano in modo consistente al grande successo e all'incommensurabile
fascino che essi hanno avuto sul pubblico. Se si prende in esame "C'era una
volta il west", film western tra i migliori di sempre diretto da Leone nel 1968
e interpretato da bravissimi attori come Charles Bronson, Henry Fonda e Claudia
Cardinale, incancellabile dalla memoria è la scena del duello finale tra i due
protagonisti: Harmonica (Bronson) e Frank (Fonda); la sequenza, accompagnata da
una musica intensa e molto coinvolgente, è molto lunga, troppo si potrebbe dire
se non ci fosse appunto questo brano strumentale, il quale conferisce
all'episodio un pathos straordinario che, insieme alle geniali e poetiche
immagini create da Leone, fanno sì che vada valutata come uno dei momenti più
alti e drammatici del cinema di ogni tempo.
venerdì 23 agosto 2013
domenica 18 agosto 2013
Da "Durante l'estate" di Ermanno Olmi (L'importanza dei colori)
È una cosa molto importante, sa, amare i colori. Perché sono soprattutto i colori che ci aiutano a capire il significato di tutte le cose. Si ricorda l'altra sera dal conte Carlo? Ecco, il colore è come l'espressione. È la luce: senza luce non ci sarebbero i colori, no? Perché la luce non serve solo a rischiarare, ma passa attraverso le cose; ed è come se tutte le cose si accendessero del loro giusto colore. I fiori finti, per esempio, possono avere anche colori bellissimi, ma in confronto a questi sono colori senza luce. L'universo, invece, è pieno di colori luminosi, infiniti. Noi nemmeno ce lo immaginiamo quanti colori ci sono nell'universo. Prenda un prato, per esempio. Se ci chiedono di che colore è un prato, diciamo che è verde: perché a guardarlo, così, a distanza, ci sembra verde. Ma se appena ci avviciniamo, scopriamo che è pieno di colori diversi: perfino ogni filo d'erba ha un suo colore particolare.
sabato 17 agosto 2013
Da "Allonsanfan" di Paolo e Vittorio Taviani
Perché sei venuto a riprendermi? Perché venite a riprendermi? Ma dove credete di andare così mascherati? Sono venti anni che andate... venite... vi mascherate... e corriamo dietro a faville che sono soltanto cenere. Dio mio come mi siete venuti a noia! State diventando anche voi delle tremende abitudini.
Da come cavalchi il tuo purosangue, Gioacchino, ti riconosco. Da come cammini, Ugo, con la tua artrosi. Da come saltelli, Lionello; so perché stai saltando: cerchi di nascondere la vocazione alla morte che ti porti dietro... imbecille! Se lo rifai ti sparo addosso! Dovevi affogarmi Lionello, dovevate lasciarmi morire di febbre, avete sbagliato a lasciarmi guarire. Sono guarito, sono cambiato, sto bene qui dove tutti mi vogliono bene.
Tito... Tito mio, ho perso la fede! e non puoi cercare nemmeno di consolarmi perché sono io che ho pena di te: tu non vivi Tito mio, sopravvivi a qualcosa che è finito da tempo e che forse ricomincerà quando io e te saremo vecchi. Non chiedermi quello che voglio, so soltanto quello che non voglio più.
E tu dove guardi, Massimo? Abbassa gli occhi o inciamperai. Non sopporto i vostri occhi sempre volti al futuro. A me la vita è data una sola volta e non voglio aspettare la felicità universale; chi di voi, pazzi, mi ama abbastanza da proteggermi contro la morte? Non guardarmi così, se qualcosa ti deve spaventare non è la mia disperazione ma la mia allegria; tu neanche immagini cosa si possa chiedere di diverso alla vita.
Da come cavalchi il tuo purosangue, Gioacchino, ti riconosco. Da come cammini, Ugo, con la tua artrosi. Da come saltelli, Lionello; so perché stai saltando: cerchi di nascondere la vocazione alla morte che ti porti dietro... imbecille! Se lo rifai ti sparo addosso! Dovevi affogarmi Lionello, dovevate lasciarmi morire di febbre, avete sbagliato a lasciarmi guarire. Sono guarito, sono cambiato, sto bene qui dove tutti mi vogliono bene.
Tito... Tito mio, ho perso la fede! e non puoi cercare nemmeno di consolarmi perché sono io che ho pena di te: tu non vivi Tito mio, sopravvivi a qualcosa che è finito da tempo e che forse ricomincerà quando io e te saremo vecchi. Non chiedermi quello che voglio, so soltanto quello che non voglio più.
E tu dove guardi, Massimo? Abbassa gli occhi o inciamperai. Non sopporto i vostri occhi sempre volti al futuro. A me la vita è data una sola volta e non voglio aspettare la felicità universale; chi di voi, pazzi, mi ama abbastanza da proteggermi contro la morte? Non guardarmi così, se qualcosa ti deve spaventare non è la mia disperazione ma la mia allegria; tu neanche immagini cosa si possa chiedere di diverso alla vita.
martedì 16 luglio 2013
La "Nouvelle Vague"
La Nouvelle Vague è stata un'importante corrente cinematografica francese che ha apportato novità non trascurabili nell'ambito della struttura filmografica. Creata e sviluppata da autori molto differenti tra loro, la cui fonte comune era la scuola critica dei Cahiers du cinéma, visse la sua età dell'oro tra il 1959 e i primi anni sessanta, riuscendo ad attirare l'attenzione dei più illustri addetti ai lavori e ad influenzare anche cineasti di indubbio prestigio internazionale. All'inizio la critica gli fu ostile ma poi, a seguito di più profonde analisi, la "nuova ondata" diede vita ad un ricambio generazionale senz'altro rigenerativo e rivoluzionò gli schemi del cinema tradizionale, tutto ciò trattando temi nuovi e inventando personaggi bizzarri e inconsueti, avvalendosi di un linguaggio che non intendeva assolutamente rifarsi alle regole classiche. I cineasti che idearono e diressero i film più alti della Nouvelle Vague furono Claude Chabrol (1930-2010), Alain Resnais (1922), François Truffaut (1932-1984), Jean-Luc Godard (1930). Tra gli altri esponenti della corrente, Jacques Rivette (1928), Louis Malle (1932-1995), Èric Rohmer (1920-2010), Agnès Varda (1928); da ricordare che anche registi meno giovani già affermati come Rné Clément (1913-1996) e Marcel Camus (1912-1982) furono attratti dalla nuova corrente. Di seguito riporto in ordine cronologico i film più importanti del movimento usciti nel quinquennio compreso tra il 1958 e il 1963, considerato il periodo d'oro della Nouvelle Vague.
PRINCIPALI FILM DELLA "NOUVELLE VAGUE"
"Le beau Serge" di Claude Chabrol (1958).
"I cugini" di Claude Chabrol (1958).
"Ascensore per il patibolo" di Louis Malle (1958).
"Les amants" di Louis Malle (1958).
"Paris nous appartient" di Jacques Rivette (1958).
"A doppia mandata" di Claude Chabrol (1959).
"Delitto in pieno sole" di R. Clement (1959).
"Hiroshima mon amour" di Alain Resnais (1959).
"I quattrocento colpi" di François Truffaut (1959).
"Il segno del leone" di Èric Rohmer (1959).
"Orfeo negro" di Albert Camus (1959).
"Donne facili" di Claude Chabrol (1960).
"Fino all'ultimo respiro" di Jean-Luc Godard (1960).
"Le petit soldat" di Jean-Luc Godard (1960).
"Tirate sul pianista" di François Truffaut (1960).
"Zazie nel metrò" di Louis Malle (1960).
"Cleo dalle 5 alle 7" di Agnes Varda (1961).
"L'anno scorso a Marienbad" di Alain Resnais (1961).
"Jules e Jim" di François Truffaut (1962).
"La fornaia di Monceau" di Èric Rohmer (1962).
"Questa è la mia vita" di Jean-Luc Godard (1962).
"Fuoco fatuo" di Louis Malle (1963).
"Il disprezzo" di Jean-Luc Godard (1963).
"La carriera di Suzanne" di Èric Rohmer (1963).
"Landru" di Claude Chabrol (1963).
"Les carabiniers" di Jean-Luc Godard (1963).
"Muriel, il tempo di un ritorno" di Alain Resnais (1963).
PRINCIPALI FILM DELLA "NOUVELLE VAGUE"
"Le beau Serge" di Claude Chabrol (1958).
"I cugini" di Claude Chabrol (1958).
"Ascensore per il patibolo" di Louis Malle (1958).
"Les amants" di Louis Malle (1958).
"Paris nous appartient" di Jacques Rivette (1958).
"A doppia mandata" di Claude Chabrol (1959).
"Delitto in pieno sole" di R. Clement (1959).
"Hiroshima mon amour" di Alain Resnais (1959).
"I quattrocento colpi" di François Truffaut (1959).
"Il segno del leone" di Èric Rohmer (1959).
"Orfeo negro" di Albert Camus (1959).
"Donne facili" di Claude Chabrol (1960).
"Fino all'ultimo respiro" di Jean-Luc Godard (1960).
"Le petit soldat" di Jean-Luc Godard (1960).
"Tirate sul pianista" di François Truffaut (1960).
"Zazie nel metrò" di Louis Malle (1960).
"Cleo dalle 5 alle 7" di Agnes Varda (1961).
"L'anno scorso a Marienbad" di Alain Resnais (1961).
"Jules e Jim" di François Truffaut (1962).
"La fornaia di Monceau" di Èric Rohmer (1962).
"Questa è la mia vita" di Jean-Luc Godard (1962).
"Fuoco fatuo" di Louis Malle (1963).
"Il disprezzo" di Jean-Luc Godard (1963).
"La carriera di Suzanne" di Èric Rohmer (1963).
"Landru" di Claude Chabrol (1963).
"Les carabiniers" di Jean-Luc Godard (1963).
"Muriel, il tempo di un ritorno" di Alain Resnais (1963).
lunedì 1 luglio 2013
Film da vedere: Fata Morgana
Trama: Il film è diviso in tre capitoli: "La creazione", "Il paradiso" e "L'età dell'oro" dove si susseguono sia immagini di desolazione e devastazione sia di vita, quest'ultima specialmente simboleggiata dall'acqua e dalla vegetazione.
Commento: Werner Herzog ha creato un'opera originalissima a metà tra il documentario e la poesia: si susseguono immagini tratte dai viaggi effettuati dal regista tedesco in Kenya, in Tanzania, in Guinea, nelle Canarie e nel deserto del Sahara. Queste visioni mistico-filosofiche sono accompagnate da musiche (si ascoltano brani di musica classica e canzoni) e dalla lettura di brani estratti da testi sacri (quelli del "Popul Vuh").
Titolo: Fata Morgana
Genere: Documentario
Nazione: Germania
Anno: 1971
Regia: Werner Herzog
Durata: 78 minuti
Commento: Werner Herzog ha creato un'opera originalissima a metà tra il documentario e la poesia: si susseguono immagini tratte dai viaggi effettuati dal regista tedesco in Kenya, in Tanzania, in Guinea, nelle Canarie e nel deserto del Sahara. Queste visioni mistico-filosofiche sono accompagnate da musiche (si ascoltano brani di musica classica e canzoni) e dalla lettura di brani estratti da testi sacri (quelli del "Popul Vuh").
Titolo: Fata Morgana
Genere: Documentario
Nazione: Germania
Anno: 1971
Regia: Werner Herzog
Durata: 78 minuti
venerdì 28 giugno 2013
Da "Fata Morgana" di Werner Herzog
Qui si narra come un tempo il mondo era sospeso nell'infinito, immerso in un profondo silenzio e vagabondava per gli spazi siderali solitario e deserto. Non esistevano uomini, animali, volatili, pesci, granchi, alberi, pietre, caverne, gole, erba o cespugli, c'era soltanto il cielo, la faccia della terra era invisibile. E sotto l'arco del firmamento si stendeva immobile il mare. Non esisteva nulla che assumesse forma, o che si manifestasse con un suono, nulla che si muovesse, che avesse vita, nulla che facesse pensare a un'esistenza precedente. C'erano soltanto quiete e silenzio, oscurità e notte.
martedì 25 giugno 2013
L'estate in 10 film italiani del XX secolo
In grandi film italiani del passato, oltre ai protagonisti consueti, ce n'era un altro che non è identificabile in un attore vero e proprio, si tratta infatti dell'estate; chi si ricorda per esempio Domenica d'agosto, la pellicola di Luciano Emmer datata 1950, considerata opera fondamentale in quanto di lì in avanti la corrente cinematografica definita neorealismo subì una graduale mutazione verso la commedia (il cosiddetto neorealismo rosa). Questo film in particolare pur avendo dei connotati che lo avvicinano al neorealismo, ha nella sua vicenda di carattere decisamente leggero: spunti comici, situazioni divertenti che nascono raccontando una domenica d'agosto vissuta da persone povere e semplici che in massa si recano in spiaggia a cercare il massimo svago di una giornata non lavorativa. L'estate qui si manifesta proprio nelle atmosfere da spiaggia, con gl'incontri tra ragazzi, i bagni di mare e le famiglie riunite sotto un ombrellone.
Il primo importante film di Vittorio Zurlini è stato Estate violenta, uscito nel 1959 ha come ottimi protagonisti un giovanissimo Jean-Louis Trintignant e un'affascinante Eleonora Rossi Drago. La trama, di alta drammaticità, è rappresentata dall'incontro e dalla nascita dell'amore nell'estate del 1943 tra un ragazzo figlio di un gerarca fascista in vacanza ed una quarantenne di Riccione. Proprio la cittadina romagnola e la sua bella spiaggia è la sede della storia e qui sono state girate le scene del film.
Leoni al sole è uno dei rari film diretti da Vittorio Caprioli ed è sicuramente il migliore tra questi, grazie anche alla sceneggiatura dello scrittore Raffaele La Capria, dal romanzo del quale, "Ferito a morte", la pellicola in parte prende spunto. È un film che narra le avventure di alcuni vitelloni del sud, tutti dediti alla ricerca di divertimenti durante l'estate nei luoghi più rinomati della costa campana; incantevoli i paesaggi e bravi tutti gli attori del cast e, in particolare, Franca Valeri nel ruolo di una zitella milanese.
L'eclisse, ultimo della trilogia dell'incomunicabilità, è secondo me il miglior film di Michelangelo Antonioni; la storia si svolge in una Roma estiva assolata e deserta; le migliori scene, quelle che rimangono impresse maggiormente, sono state girate al quartiere Eur: strade vuote, larghe piazze senza anima viva, palazzi illuminati da un sole che sembra freddo, visioni che si osservano in alcune immagini di questo film incomparabile per le situazioni e per le ambientazioni che lo caratterizzano; impossibile poi dimenticare la sequenza finale dell'eclisse (da cui il titolo del film) del luglio 1961 con le immagini di una Roma più che mai gelida (l'eclisse è riferita ai sentimenti) con la gente che passa indifferente mentre la luce via via scema e i due protagonisiti (Alain Delon e Monica Vitti), seppur attesi, non compaiono mai sulla scena.
Se non è il migliore è certamente uno dei migliori film di Dino Risi e della commedia all'italiana Il sorpasso, che vede in Vittorio Gassman e in Jean-Louis Trintignant due validi interpreti rispettivamente di uno uomo di mezza età spavaldo e spaccone e di un ragazzo timido e studioso. Tutto il film ruota intorno a questi due personaggi completamente diversi fra loro che partono insieme durante un caldo pomeriggio estivo per ritrovarsi a vivere mille avventure accomunati ad una popolazione spensierata e godereccia dei primi anni sessanta fino al drammaticissimo e inatteso finale. L'estate la fa veramente da protagonista nella vicenda con le spiagge, i ristoranti, i locali notturni, i casali di campagna, le autostrade di un'Italia in pieno boom economico.
Una esplicita critica alla classe imprenditoriale cinica e superba è presente in La corruzione, film di Mauro Bolognini che pone al centro della narrazione il disagio e il disprezzo di un figlio sensibile e onesto nei confronti del padre: un industriale che costringe il proprio rampollo ad abbandonare la sua intenzione di farsi prete con metodi a dir poco scorretti. Così, durante una gita estiva sul panfilo del ricco padre, il povero ragazzo subisce l'attrazione di una donna giovane e bella ma priva di sentimenti e legata, così come il padre del ragazzo, ad una concezione totalmente edonistica dell'esistenza, per questo il ragazzo finirà per perdere qualsiasi illusione giungendo ad una disperazione senza fondo che ben chiariscono le immagini finali del film.
Durante l'estate è uno dei film meno conosciuti di Ermanno Olmi, ingiustamente, perchè a mio avviso è una delle storie più fantasiose e ricche di messaggi positivi del regista lombardo. La vicenda è quella di un uomo che in una calda estate milanese, non riuscendo a procurarsi dei soldi col suo lavoro, s'improvvisa elargitore di titoli nobiliari (falsi naturalmente), andando a scegliere i soggetti a cui rivela il blasone tra coloro che riconosce come i più garbati e i più buoni.
Di nuovo il giorno di Ferragosto e di nuovo Roma sono al centro del primo film di Carlo Verdone: Un sacco bello in cui l'attore-regista romano ripropone alcuni dei personaggi presentati in un varietà televisivo qualche anno prima; si tratta di bulletti, figli dei fiori e bamboccioni perfettamente caricaturizzati da Verdone che non poteva esordire in modo migliore visto che il film risulta molto divertente.
Il secondo film di Paolo Virzì uscì nel 1995 con un titolo emblematico: Ferie d'agosto e con protagonisti due gruppi di connazionali che si incontrano e si scontrano nella località balneare dove hanno deciso di trascorrere le vacanze estive. Ne esce fuori un ritratto spietato e deprimente dell'italiano medio di oggi che, impegnato politicamente o meno, proveniente da ceti sociali alti o bassi, denota alcune costanti che si possono ricondurre ad una estrema superficialità, una totale mancanza di moralità, spiccata aggressività, comportamenti beceri e chiassosi e impossibilità di dialogo e di reciproca comprensione.
L'estate di Davide è un film drammatico di Carlo Mazzacurati e racconta la vacanza estiva di Davide, un ragazzo appena diplomatosi che si reca dagli zii residenti nel Polesine, qui vive un periodo non certo facile che lo costringe a crescere in fretta lasciandosi per sempre alle spalle gli spensierati anni dell'adolescenza.
L'ESTATE IN DIECI FILM ITALIANI DEL XX SECOLO
"Domenica d'agosto" (1950) di Luciano Emmer.
"Estate violenta" (1959) di Valerio Zurlini.
"Leoni al sole" (1961) di Vittorio Caprioli.
"L'eclisse" (1962) di Michelangelo Antonioni.
"Il sorpasso" (1962) di Dino Risi.
"La corruzione" (1963) di Mauro Bolognini.
"Durante l'estate" (1971) di Ermanno Olmi.
"Un sacco bello" (1980) di Carlo Verdone.
"Ferie d'agosto" (1995) di Paolo Virzì.
"L'estate di Davide" (1998) di Carlo Mazzacurati.
Il primo importante film di Vittorio Zurlini è stato Estate violenta, uscito nel 1959 ha come ottimi protagonisti un giovanissimo Jean-Louis Trintignant e un'affascinante Eleonora Rossi Drago. La trama, di alta drammaticità, è rappresentata dall'incontro e dalla nascita dell'amore nell'estate del 1943 tra un ragazzo figlio di un gerarca fascista in vacanza ed una quarantenne di Riccione. Proprio la cittadina romagnola e la sua bella spiaggia è la sede della storia e qui sono state girate le scene del film.
Leoni al sole è uno dei rari film diretti da Vittorio Caprioli ed è sicuramente il migliore tra questi, grazie anche alla sceneggiatura dello scrittore Raffaele La Capria, dal romanzo del quale, "Ferito a morte", la pellicola in parte prende spunto. È un film che narra le avventure di alcuni vitelloni del sud, tutti dediti alla ricerca di divertimenti durante l'estate nei luoghi più rinomati della costa campana; incantevoli i paesaggi e bravi tutti gli attori del cast e, in particolare, Franca Valeri nel ruolo di una zitella milanese.
L'eclisse, ultimo della trilogia dell'incomunicabilità, è secondo me il miglior film di Michelangelo Antonioni; la storia si svolge in una Roma estiva assolata e deserta; le migliori scene, quelle che rimangono impresse maggiormente, sono state girate al quartiere Eur: strade vuote, larghe piazze senza anima viva, palazzi illuminati da un sole che sembra freddo, visioni che si osservano in alcune immagini di questo film incomparabile per le situazioni e per le ambientazioni che lo caratterizzano; impossibile poi dimenticare la sequenza finale dell'eclisse (da cui il titolo del film) del luglio 1961 con le immagini di una Roma più che mai gelida (l'eclisse è riferita ai sentimenti) con la gente che passa indifferente mentre la luce via via scema e i due protagonisiti (Alain Delon e Monica Vitti), seppur attesi, non compaiono mai sulla scena.
Se non è il migliore è certamente uno dei migliori film di Dino Risi e della commedia all'italiana Il sorpasso, che vede in Vittorio Gassman e in Jean-Louis Trintignant due validi interpreti rispettivamente di uno uomo di mezza età spavaldo e spaccone e di un ragazzo timido e studioso. Tutto il film ruota intorno a questi due personaggi completamente diversi fra loro che partono insieme durante un caldo pomeriggio estivo per ritrovarsi a vivere mille avventure accomunati ad una popolazione spensierata e godereccia dei primi anni sessanta fino al drammaticissimo e inatteso finale. L'estate la fa veramente da protagonista nella vicenda con le spiagge, i ristoranti, i locali notturni, i casali di campagna, le autostrade di un'Italia in pieno boom economico.
Una esplicita critica alla classe imprenditoriale cinica e superba è presente in La corruzione, film di Mauro Bolognini che pone al centro della narrazione il disagio e il disprezzo di un figlio sensibile e onesto nei confronti del padre: un industriale che costringe il proprio rampollo ad abbandonare la sua intenzione di farsi prete con metodi a dir poco scorretti. Così, durante una gita estiva sul panfilo del ricco padre, il povero ragazzo subisce l'attrazione di una donna giovane e bella ma priva di sentimenti e legata, così come il padre del ragazzo, ad una concezione totalmente edonistica dell'esistenza, per questo il ragazzo finirà per perdere qualsiasi illusione giungendo ad una disperazione senza fondo che ben chiariscono le immagini finali del film.
Durante l'estate è uno dei film meno conosciuti di Ermanno Olmi, ingiustamente, perchè a mio avviso è una delle storie più fantasiose e ricche di messaggi positivi del regista lombardo. La vicenda è quella di un uomo che in una calda estate milanese, non riuscendo a procurarsi dei soldi col suo lavoro, s'improvvisa elargitore di titoli nobiliari (falsi naturalmente), andando a scegliere i soggetti a cui rivela il blasone tra coloro che riconosce come i più garbati e i più buoni.
Di nuovo il giorno di Ferragosto e di nuovo Roma sono al centro del primo film di Carlo Verdone: Un sacco bello in cui l'attore-regista romano ripropone alcuni dei personaggi presentati in un varietà televisivo qualche anno prima; si tratta di bulletti, figli dei fiori e bamboccioni perfettamente caricaturizzati da Verdone che non poteva esordire in modo migliore visto che il film risulta molto divertente.
Il secondo film di Paolo Virzì uscì nel 1995 con un titolo emblematico: Ferie d'agosto e con protagonisti due gruppi di connazionali che si incontrano e si scontrano nella località balneare dove hanno deciso di trascorrere le vacanze estive. Ne esce fuori un ritratto spietato e deprimente dell'italiano medio di oggi che, impegnato politicamente o meno, proveniente da ceti sociali alti o bassi, denota alcune costanti che si possono ricondurre ad una estrema superficialità, una totale mancanza di moralità, spiccata aggressività, comportamenti beceri e chiassosi e impossibilità di dialogo e di reciproca comprensione.
L'estate di Davide è un film drammatico di Carlo Mazzacurati e racconta la vacanza estiva di Davide, un ragazzo appena diplomatosi che si reca dagli zii residenti nel Polesine, qui vive un periodo non certo facile che lo costringe a crescere in fretta lasciandosi per sempre alle spalle gli spensierati anni dell'adolescenza.
L'ESTATE IN DIECI FILM ITALIANI DEL XX SECOLO
"Domenica d'agosto" (1950) di Luciano Emmer.
"Estate violenta" (1959) di Valerio Zurlini.
"Leoni al sole" (1961) di Vittorio Caprioli.
"L'eclisse" (1962) di Michelangelo Antonioni.
"Il sorpasso" (1962) di Dino Risi.
"La corruzione" (1963) di Mauro Bolognini.
"Durante l'estate" (1971) di Ermanno Olmi.
"Un sacco bello" (1980) di Carlo Verdone.
"Ferie d'agosto" (1995) di Paolo Virzì.
"L'estate di Davide" (1998) di Carlo Mazzacurati.
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