Del tutto casualmente ho visto buona parte di un film trasmesso da Rai Movie, e sebbene mi sia perso la parte iniziale, questo film mi è piaciuto molto, e ne vorrei parlare. S'intitola "Padri e figlie", ed è uscito nelle sale nel 2015; il regista è Gabriele Muccino, ma la produzione ed il cast sono statunitensi.
I protagonisti sono due. Il primo è Jake (interpretato da Russel Crowe), un uomo di mezza età che di professione fa lo scrittore; la svolta nella vita di Jake avviene a seguito di una sua fatale distrazione, che provoca un incidente automobilistico in cui muore la moglie; lui si salva, ma subisce delle serie conseguenze a livello di salute (tremori continui e crisi epilettiche). Così si ritrova da solo, sia a dover affrontare una seria malattia cerebrale, sia a dover provvedere al mantenimento dell'unica figlia rimasta orfana di madre. Le cose si complicano quando, a causa delle conseguenze della malattia, l'uomo è costretto al ricovero in un ospedale (vi rimarrà per sette mesi) e la bambina viene momentaneamente affidata ai benestanti zii materni. Tornato a casa, Jake, riprende con sé la figlia, ma gli zii sono decisi ad ottenerne l'affidamento a causa dei gravi problemi mentali e finanziari che ha il padre (l'ultimo suo libro si rivela un fiasco completo, sia a livello di vendite che di critica). Jake decide così di affidarsi ad un avvocato, e di andare in giudizio; quando le cose sembravano mettersi male, perché l'uomo non appare in grado di affrontare le spese della causa in corso, ecco il colpo di scena: lo zio della piccola viene direttamente coinvolto in una tresca amorosa extraconiugale, perdendo così ogni diritto sull'adozione. Nel contempo Jake affida alla sua editrice (nei cui panni c'è Jane Fonda) il manoscritto di un nuovo romanzo scritto in pochi mesi, proprio per ottenere dei soldi velocemente e poter affrontare le spese giudiziarie. Quando tutto sembra risolto, Jake ha un malore, e muore a seguito di una crisi epilettica.
L'altra protagonista - le due storie nel film vengono narrate parallelamente - è una ragazza di nome Katie (interpretata da Amanda Seyfried), che, ancora prima di laurearsi in psicologia, viene assunta come assistente sociale e lavora in una sorta di orfanatrofio, cercando di aiutare dei bambini rimasti traumatizzati a seguito della perdita o dell'abbandono dei loro genitori. In particolare si occupa di Lucy: bimba affetta da mutismo a seguito della morte improvvisa della madre. Nel contempo Katie conduce una vita da autentica libertina, fino a quando conosce Cameron: ragazzo serio e intelligente, appassionato di letteratura e in particolare dei libri scritti dal padre della ragazza. Tra i due nasce un rapporto d'amore apparentemente saldo, ma Katie non riesce a rinunciare alla vita che faceva prima di conoscere Cameron, e pur amandolo, lo tradisce in continuazione, causando sconcerto e rabbia nel ragazzo che, dopo l'ennesimo sfacciato tradimento decide di lasciarla definitivamente. Katie deve lasciare per sempre anche Lucy, a cui si era affezionata molto, perché nel frattempo una famiglia aveva deciso di adottarla. Disperata e sola, la ragazza cerca di nuovo l'ex fidanzato, e visto che non gli risponde più al telefono lo va a cercare nella sua abitazione. Quando il ragazzo gli apre la porta, Katie scopre che non è solo, e se ne va piangendo. Quando torna a casa, però, trova Cameron che la sta aspettando, disposto ancora una volta a perdonarla e ad amarla, malgrado le difficoltà palesi del loro tormentato rapporto.
Soltanto alla fine ho compreso, non avendo visto la parte iniziale della storia, che Katie era la faglia di Jake: cresciuta senza i genitori e traumatizzata dai due tragici eventi che le avevano fatto perdere prima la madre e poi il padre. È, come ho detto, un gran bel film, che parla di sentimenti, d'amore e dei problemi che possono nascere nella vita di chiunque si trovi ad affrontare delle situazioni imponderabili, che arrivano all'improvviso e che hanno conseguenze devastanti sul prosieguo della vita. Tutt'altro che mascherata, nel film c'è anche una critica alla società odierna, e lo si capisce sia dalla posizione precaria in cui si ritrova il povero padre, costretto a difendersi per avere ancora con sé la figlia, pur non avendo fatto nulla di sbagliato; sia per un dialogo in particolare, che vede protagonista proprio Jake: stressato dal faticoso lavoro a cui lui stesso si è volontariamente sottoposto per pubblicare in breve tempo un nuovo libro e ottenere così del denaro necessario al proseguimento della causa giudiziaria, l'uomo ha una discussione con la figlia che, sentitasi trascurata dal padre, lo rimprovera e si allontana piangendo. La riporto per intero, perché mi ha colpito: «Lavoro per chi? Per chi è il lavoro? Perché ci servono i soldi per gli avvocati, soldi per il cibo, soldi per i vestiti, per la scuola, per avere un tetto sopra la testa, perché noi viviamo negli Stati Uniti dei soldi: arte, amore, amicizia non hanno più alcun valore, solo i soldi!».
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