giovedì 24 luglio 2025

"Gruppo di famiglia in un interno" di Luchino Visconti

 Ho visto di nuovo - credo che fosse la quinta o la sesta volta - il film di Luchino Visconti intitolato Gruppo di famiglia in un interno. Ogni nuova visione mi convince sempre più del fatto che si tratti di un'opera cinematografica di eccezionale valore. Cominciai a sentirne parlare quando ero ancora bambino, perché, nei giorni in cui il film fu proiettato nelle sale italiane, anche i miei genitori ed i miei nonni materni si recarono al cinema per vederlo. Credo ne rimasero alquanto entusiasti, poiché nei giorni successivi, se ben ricordo, il film divenne uno degli argomenti più trattati quando tutti o quasi si ritrovavano in casa mia o dei miei nonni. Io allora non potei andare a vederlo per via del divieto ai minori (avevo soltanto otto anni); cosa assurda ai tempi d'oggi, visto che non vi sono scene particolarmente cruenti o spiacevoli. Non ricordo bene quando lo vidi per la prima volta, ma è certo che non mi fece impazzire; poi, cogli anni, riguardandolo ancora, mi accorsi che era un ottimo film. Negli ultimi tempi credo di averlo rivisto almeno tre volte, rimanendo sempre molto soddisfatto delle visioni. È cosa nota a tutti il fatto che Luchino Visconti sia stato uno dei registi più validi della storia del cinema italiano; per apprezzare appieno i suoi tanti, ottimi film, occorre secondo me crescere intellettualmente. Gruppo di famiglia in un interno è una sorta di romanzo adattato al cinema, che vede come protagonista un anziano professore; l'uomo, totalmente disilluso e privo di qualsivoglia amicizia, vive da solo, dedicandosi esclusivamente a studi personali e alla collezione di quadri del XVIII secolo, di grandissimo valore. All'improvviso, nella sua isolata eppur tranquilla esistenza, irrompe una famiglia decisamente sui generis, composta da una marchesa, il suo amante, la sua figlia e il fidanzato di quest'ultima. La marchesa, dopo avere scoperto casualmente dell'esistenza di un appartamento vuoto, che si trova sopra quello del professore (di cui è proprietario), entra quasi furtivamente nella casa dell'anziano, e gli chiede di vedere l'alloggio. Malgrado i rifiuti dell'uomo, che non intende affittarlo e tanto meno venderlo - come vorrebbe la signora Brumonti (cognome della marchesa), aiutata in questo dagli altri tre famigliari che nel frattempo sono sopraggiunti sul luogo -, ottiene a seguito di tenaci insistenze, il consenso del professore. Da qui in poi succederanno una serie di eventi che il professore minimamente poteva immaginare, e che lo faranno infuriare più di una volta. Però il locatore, malgrado alcune minacce, non ritornerà sulle sue decisioni, e lascerà alla stravagante famiglia anche la libertà di apportare profonde modifiche agli interni del suddetto appartamento, che ne risulterà sconvolto, a favore di una modernità rifacentesi a gusti orribili. La verità, come ben spiegherà il professore stesso in occasione di una cena con tutti i nuovi coinquilini, è che l'uomo si è affezionato a tutti loro, perché la loro inaspettata, movimentata eppur gradita presenza lo ha risvegliato da una sorta di torpore mentale e fisico in cui viveva da molti anni; il loro arrivo ha rappresentato per lui, vecchio e solo, l'estrema possibilità di avere finalmente una famiglia: cosa che non si era verificata nel suo passato, perché il suo matrimonio era subito finito male, e si era troppo presto lasciato con l'unica donna della sua vita. I cinque personaggi principali del film sono tutti descritti in maniera perfetta da Visconti; la marchesa Brumonti, che di nobile non ha praticamente nulla, è una donna sfacciata, prepotente e isterica, alla continua ricerca del mero piacere fisico e totalmente priva di moralità; Lietta, figlia unica della marchesa, è una ragazza alquanto spregiudicata, a volte provocatrice (tenterà di sedurre anche il professore), estroversa al punto di dire sempre e in qualunque occasione - anche le meno opportune - ciò che pensa; Stefano (il fidanzato di Lietta), è un giovane che si adatta perfettamente alla vita smodata e dissipata della famiglia Brumonti, è anche un fervente sostenitore del capitalismo e non perde occasione per difenderlo, litigando con Konrad: l'amante della marchesa, ovvero un ex sessantottino che ha perso per strada ogni ideale rivoluzionario in nome di un'esistenza "facile", tra gente particolarmente ricca, che pure sfrutta spudoratamente perché ha per loro un mai sopito disprezzo, anche dichiarato apertamente. Ma il personaggio che su tutti spicca, è naturalmente quello del professore: uomo onesto, che si è appartato dal mondo per dedicarsi ai suoi interessi artistici e culturali, ma che comunque soffre la sua meditata e ostinata solitudine; pagherà cara questa sua debolezza - se così può essere definita - perché se è vero che i nuovi arrivati lo faranno sentire meno solo, è altrettanto vero che gli sconvolgeranno totalmente la vita, e faranno sì che ne risulti compromessa anche la sua salute fisica. Bellissimo e indimenticabile è il discorso finale che il professore fa durante la sera in cui si ritrova coi famigliari acquisiti per l'ultima volta, e che riporto di seguito:


«Il giorno in cui la signora Brumonti venne da me a chiedermi di affittarle l'appartamento, io rifiutai: avevo paura della vicinanza di gente che non conoscevo, che avrebbe potuto disturbarmi; tutto, invece, è stato molto peggio di quanto potessi immaginare. Semmai sono esistiti inquilini impossibili, io credo che siano toccati a me. Ma poi mi sono trovato a pensare, come diceva Lietta, che avrebbero potuto essere la mia famiglia, riuscita o meno, diversa da me fino allo spasimo; e, siccome amo questa sciagurata famiglia, vorrei fare qualcosa per lei, come lei, senza rendersene conto, ha fatto qualcosa per me. C'è uno scrittore, del quale tengo i libri in camera mia e che rileggo continuamente... racconta di un inquilino che un giorno s'insedia in un appartamento sopra il suo... Lo scrittore lo sente muoversi, camminare, aggirarsi... Poi, tutto un tratto, sparisce, e per lungo tempo c'è solo il silenzio. Ma all'improvviso ritorna. In seguito le sue assenze si fanno più rare, e la sa presenza più costante: è la morte, la coscienza di essere giunto al termine della sua vita, che gli si è annunciata in uno dei suoi innumerevoli quanto ingannevoli travestimenti. La vostra presenza qui sopra ha significato il contrario per me, e non credo di essere caduto in un inganno: voi mi avete svegliato bruscamente da un sonno che era profondo, insensibile e sordo come la morte».


Infine qualche parola per gli attori del film: buone le interpretazioni di Claudia Marsani (Lietta) e Stefano Patrizi (Stefano); eccellenti quelle di Silvana Mangano (la marchesa Brumonti) e Helmut Berger (Konrad); fenomenale quella di Burt Lancaster nel ruolo del professore.




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