sabato 21 giugno 2025

"Land" di Robin Wright

 In questa nostro mondo, dove la vita umana ha perso ogni valore o forse non ne ha avuto mai alcuno, è possibile perdere le persone che ci stanno più a cuore per motivi inaccettabili, come un attentato terroristico o un incidente stradale. Quando, in seguito a tali dolorosissime perdite, si rimane del tutto soli, è normale che si fatichi terribilmente ad andare avanti, e che si cerchino delle scappatoie, dei rifugi per non pensare ad una realtà talmente dura da non poterla accettare; e si prova un dolore ancora più acuto, ci si sente ancora più soli stando insieme alla gente che, per forza di cose, è completamente indifferente alla nostra situazione. Questo ed altro ancora racconta il bellissimo film di Robin Wright intitolato Land, e uscito nelle sale cinematografiche nel 2021. Nella vicenda filmica, una donna che ha da poco perduto tragicamente i suoi famigliari, non ce la fa ad andare avanti, e decide di isolarsi totalmente dal mondo; va a vivere in un casolare sperduto tra i monti, e non vuole più avere notizie di chiunque. Ma la sua scelta si rivela troppo ardua: giunto l'inverno, non riesce a far fronte alle difficoltà nate da un clima tremendamente ostile. Per lei sembra finita quando, fortuitamente, viene trovata ancora in vita da un montanaro di passaggio, che ben conosce quei luoghi. Grazie a lui si riprende, e col suo aiuto impara tante cose utili a sopravvivere in un ambiente tutt'altro che confortevole. La donna non desiste affatto dalla sua scelta di vivere da sola e lontana da tutti, ma accetta le visite saltuarie dell'uomo a cui deve la vita. Quando quest'ultimo non torna per molto tempo, è lei che va a cercarlo nella città più vicina, scoprendo che è malato gravemente, e che presto morirà. Alla fine la donna ritorna sulle sue drastiche decisioni, e si mette in contatto con la sorella. Un dialogo tra la donna e il montanaro mi ha colpito particolarmente: lui le chiede se si sente sola in quel luogo sperduto, e lei risponde: "Alle volte sì, ma mai come mi sento sola in città". 

lunedì 16 giugno 2025

"Seberg - Nel mirino" di Benedict Andrews

 Dell'attrice statunitense Jean Seberg (1938-1979), fino a ieri sapevo ben poco. Me la ricordavo e tutt'ora me la ricordo per due film in particolare: Buongiorno tristezza di Otto Preminger, e Questa specie d'amore di Alberto Bevilacqua. Nulla sapevo della sua tormentata vita, delle sue scelte coraggiose e della sua precoce morte. Tutti questi particolari ed altri ancora, vengono ben narrati nel film intitolato Seberg- Nel mirino (2019), diretto da Benedict Andrews; io ho avuto l'opportunità di vederlo recentemente, e devo dire che la vicenda personale di questa sfortunata attrice (qui interpretata da Kristen Stewart) mi ha sorpreso. Fu in particolare una scelta - del tutto libera e perfino encomiabile - a farla diventare un bersaglio del governo statunitense e dell'FBI: quella di finanziare tramite donazioni in denaro, il gruppo delle "Pantere Nere", che nella seconda metà degli anni '60 del XX secolo si battè per contrastare il razzismo verso i neri d'America. La Seberg, non appena divenne noto a tutti il suo schieramento a favore di questa organizzazione, fu spiata prima e screditata poi tramite articoli denigratori usciti in alcuni tra i più importanti quotidiani degli Stati Uniti. La sua carriera cinematografica, così come la sua vita privata, subirono delle ripercussioni gravissime. Pur continuando a lavorare saltuariamente, la donna non si riprese più, ed a soli quarant'anni morì: fu ritrovata nella sua auto dopo dieci giorni dalla segnalazione della sua scomparsa, e probabilmente si suicidò. Ciò che accadde a Jean Seberg fa riflettere; parlando di libertà, si portano spesso ad esempio gli Stati Uniti d'America, ma tantissimi fatti di cronaca che attraversano l'intero secolo scorso e il primo quarto dell'attuale, mettono fortemente in dubbio che l'America sia un paese veramente libero. 

"Estate violenta" di Valerio Zurlini

 Valerio Zurlini (Bologna 1926 - Verona 1982) è stato uno dei migliori cineasti di sempre; malgrado abbia realizzato pochi lungometraggi, e malgrado non abbia ricevuto premi in abbondanza né riconoscimenti, a mio avviso va considerato alla stessa stregua di tanti registi forse troppo celebrati, in Italia e all'estero. Come già affermato, la filmografia di Zurlini non vanta molti titoli; tra i pochi - tutti di valore - ne spiccano tre: Estate violenta (1959), Cronaca familiare (1962) e La prima notte di quiete (1972). Del primo film vorrei brevemente parlare, che uscì nel 1959 e vide il debutto in un'opera cinematografica tutta italiana, del giovanissimo e talentuosissimo attore francese Jean-Louis Trintignant. La storia narrata nella pellicola, è quella di un'amore insolito, tra una donna matura di nome Roberta (interpretata da Eleonora Rossi Drago), e Carlo: un giovanissimo studente nei cui panni c'è, per l'appunto, Trintignant; la passione nasce casualmente, durante una vacanza balneare in una cittadina romagnola; il periodo in cui la vicenda si dipana, è quello della 2° Guerra Mondiale. Ciò che mi ha colpito di più, in questo film di Zurlini, è la capacità di descrivere psicologicamente i personaggi principali, di mettere in risalto la forte passionalità della donna, che vede l'attrice Eleonora Rossi Drago nel momento più alto della sua carriera cinematografica. Altrettanto profonda e impulsiva è la personalità del ragazzo, che dimostra di essere ben più maturo - almeno a livello mentale - dell'età che ha. I due, che si amano intensamente, decidono di iniziare e di proseguire una relazione avversata da mille difficoltà, comprese quelle della tragica situazione storica in cui si trovano direttamente coinvolti. Un fatto imprevisto li costringe a fuggire dal luogo in cui si sono incontrati, e quindi si mettono in viaggio senza ben sapere dove approderanno; ma un altro fatto, tremendamente violento, li costringe a fermarsi, e quindi a separarsi definitivamente. Da ricordare è anche l'ottima colonna sonora del film, realizzata dal musicista Mario Nascimbene; di quest'ultima rimane impresso il tema principale, che si ascolta durante un ballo improvvisato nella casa della donna durante una sera estiva: qualcuno dei ragazzi fa partire un disco, quindi Carlo chiede a Roberta di ballare insieme a lui, e la donna accetta; proprio in quel momento l'amore tra i due si palesa, facendo diventare questa scena la più coinvolgente e memorabile dell'intera pellicola.