Forse è stato uno
dei primi film ad occuparsi di argomenti allora ritenuti scabrosi, e non
meraviglia il fatto che il regista sia il britannico John Schlesinger, autore,
due anni prima di questo, di un altro lungometraggio "scandaloso": Un uomo da marciapiede, grazie al quale
ottenne l'oscar come miglior regia. Malgrado si fosse già trasferito negli USA
da alcuni anni, per girare Domenica,
maledetta domenica Schlesinger tornò nel suo paese nativo, forse perché
negli Stati Uniti ancora non c'era abbastanza libertà da garantirgli il
consenso della censura; d'altronde, nel medesimo anno, anche il grande Stanley
Kubrick andò in Inghilterra a girare il memorabile Arancia meccanica. Il film parla della doppia relazione di un
giovane artista con una donna divorziata più grande di lui e con un medico di
origine ebraica; in questo inusuale triangolo il giovane si districa dedicando
un po' di tempo a ciascuno dei suoi amanti, fino al giorno in cui decide di
trasferirsi a New York, abbandonandoli entrambi. I protagonisti della pellicola
sono, più che il ragazzo, i due attempati spasimanti. Si rimane colpiti
favorevolmente dai risvolti psicologici, dagli episodi più o meno intensi che
si susseguono nelle due settimane in cui si svolge la vicenda, e dall'umanità
dei personaggi principali. Mirabili le interpretazioni di Peter Finch e di
Glenda Jackson, che pure si trovano a recitare insieme soltanto nel finale del
film; ottima la regia di Schlesinger.
Titolo: Domenica, maledetta domenica
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 1971
Genere: Drammatico
Regia: John Schlesinger
Cast: Peter Finch, Glenda Jackson, Murray Head, Peggy Ashcroft, Maurice
Denham, Tony Britton, Bessie Love, Vivian Pickles, Frank Windsor.
Durata: 108 minuti.
CITAZIONE
Quando uno va a scuola e si lamenta, tutti gli dicono:
«Vedrai quanto è peggio la vita!» Io non volevo crederci, e avevo ragione; a
quell'età non vedevo l'ora di diventare grande. E dicevano: «La fanciullezza è
l'epoca migliore della vita», ma non è vero... Adesso che voglio la sua compagnia
loro dicono: «Dato che devi dividerlo, meglio non averlo affatto», e io dico:
«Sì, questo lo so, ma mi manca. Ecco tutto»; loro dicono: «Non ti ha mai reso
felice», e io dico: «Ma io sono felice, a parte che mi manca». Diciamo che è
come se avessi un po' di tosse... In tutta la vita ho sempre cercato una
persona coraggiosa, piena di risorse: lui non lo è, però è qualcosa; noi
eravamo qualcosa... è solamente un po' di tosse.

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