venerdì 24 maggio 2013

Da "Uomini contro" di Francesco Rosi


Il generale Leone (Alain Cuny) controlla i soldati italiani muniti di corazza e dice:
«Eccole qui, dunque, le famose corazze Fasina: particolarmente celebri perché permettono in pieno giorno azioni di un'audacia estrema. Il nemico può avere fucili, mitragliatrici, cannoni... con le corazze Fasina si passa comunque!»
«Aprite!»
Alcuni soldati italiani sul fronte aprono la trincea mentre i poveri fanti muniti di corazze Fasina si avviano verso il fronte nemico, allora il generale Leone afferma:
«I soldati romani vincevano grazie alle corazze».
I malcapitati avanzano con le corazze ridicole e inadeguate al fuoco nemico, e vengono sterminati tutti in breve tempo.

Da "Orizzonti di gloria" di Stanley Kubrick


«Il patriottismo potrà essere fuori di moda, ma là dove c'e un patriota c'è un onest'uomo».
«Ma non è stata sempre l'opinione di tutti. Samuel Johnson disse qualcosa di diverso sul patriottismo».
«Cosa, se posso chiederlo?»
«Nulla, generale».
«Che intende dire, nulla?»
«Nulla, niente di molto importante».
«Colonnello, quando io faccio una domanda è sempre importante. Dunque, chi era quest'uomo?»
«Samuel Johnson...»
«Benissimo. Dunque, che cosa disse del patriottismo?»
«Che era l'ultimo rifugio delle canaglie. Mi scusi, nessuna allusione personale».

[Dialogo tra il generale Paul Mireau (George MacReady) e Il colonnello Dax (Kirk Douglas) nel film "Orizzonti di gloria"]

domenica 5 maggio 2013

Film da vedere: In Calabria

Trama: Si parte dalla descrizione (arricchita da bellissime immagini) della millenaria tradizione della regione, coi suoi abitanti da sempre dediti all'agricoltura ed alla pastorizia. Si mostrano poi i recenti segni (a volte devastanti) dell'industrializzazione e si finisce con una profonda e più che mai onesta meditazione sul passato, sul presente e sul possibile futuro della Calabria.
Commento: Uno dei film-documentrario più belli mai visti in Italia, grazie ad una analisi molto approfondita e realistica dei problemi e delle diverse situazioni presenti nella Calabria di venti anni fa. La scelta delle immagini e delle musiche è azzeccatissima e il film rimane impresso per la sua capacità di far riflettere.

Titolo: In Calabria
Genere: Documentario
Nazione: Italia
Anno: 1993
Regia: Vittorio De Seta
Cast
Durata: 90 minuti


giovedì 11 aprile 2013

La scuola in dieci grandi film italiani


In verità non sono molti i film italiani che parlano della scuola o comunque dell'ambiente scolastico; eppure secondo me questo periodo della vita è un momento importante per la formazione culturale di ogni individuo, è poi basilare perché entra a far parte dei ricordi (cari o meno) dell'infanzia e dell'adolescenza di tutti coloro che hanno trascorso (pochi o molti) anni seduti dietro ai banchi di un'aula scolastica. Ripensando alle opere cinematografiche nazionali che più hanno lasciato il segno e cercando di seguire un ordine cronologico, si potrebbe partire da Maddalena zero in condotta, film di un Vittorio De Sica preneorealista, che, quando girò questo film, evidentemente aveva come punto di riferimento Mario Camerini, ovvero il regista che lo aveva lanciato come attore negli anni trenta del XX secolo. Questo secondo lungometraggio del regista di Sora è una commedia piena di equivoci e di imprevisti; l'ambiente è quello di una scuola commerciale femminile di Roma e le attrici principali, belle e brave, sono Carla Del Poggio, Vera Bergman e Irasema Dilian; presente in veste di attore (interpreta tre parti!) anche il regista del film.
Ancora un istituto femminile (questa volta un collegio) è il luogo dove si svolge la storia di Ore 9 lezione di chimica di Mario Mattoli, un film leggero così come quello precedentemente descritto, in cui compaiono, oltre alla Dilian, altre bellezze dell'epoca tra le quali Alida Valli e Bianca Della Corte.
Un buon film è anche Mio figlio professore di Renato Castellani, con un grande Aldo Fabrizi; la vicenda narra la storia di un bidello che fa di tutto perché il figlio studi e diventi professore, ma, quando il sogno del padre si avvera, ecco che arriva anche l'amara consapevolezza del disprezzo che il figlio prova nei confronti del mestiere umile del genitore. Anche se si tratta di un film drammatico e per certi versi commovente, non sono rari i momenti spassosi grazie alla bravura di Fabrizi, che qui ancora una volta si dimostra attore completo.
Nel medesimo anno di Mio figlio professore esce nelle sale cinematografiche italiane Cuore, un film di Duilio Coletti che si rifà al famoso romanzo omonimo di Edmondo De Amicis; la pellicola ebbe discreto successo di pubblico e di critica; tra gli attori che lo interpretano si notano sia Vittorio De Sica nel ruolo del maestro, sia un giovanissimo Carlo Delle Piane nel ruolo dell'allievo.
Una delle migliori regie di Elio Petri ed una delle migliori interpretazioni di Alberto Sordi coincidono nell'ottimo film Il maestro di Vigevano, tratto dall'omonimo romanzo di Lucio Mastronardi e teso a porre in risalto il gretto, vuoto e amorale ambiente della provincia del nord Italia durante i primi anni del boom economico; la scuola vi fa da sfondo e Sordi dà prova di sapersi immergere magistralmente nel ruolo del professor Mambelli, uomo debole che diviene vittima e capro espiatorio delle situazioni che si vengono a creare lungo la vicenda del film.
Un anno di scuola di Franco Giraldi è un film molto valido e, purtroppo, poco ricordato  che, ispirandosi ad uno dei Racconti di Giani Stuparich, fa riemergere un periodo poco raccontato dal cinema italiano, quello vissuto dai ragazzi negli anni immediatamente precedenti alla Grande Guerra. In questo caso si parla di Trieste, nell'anno 1913, e di una ragazza che frequenta l'ultimo anno di un liceo maschile. Vengono alla luce i profondi sentimenti, le aspettative, i confronti e gli scontri di una generazione che in breve tempo si sarebbe trovata ad affrontare la tremenda realtà di una guerra sanguinosa. Il film, prodotto dalla Rai, fu trasmesso in due puntate anche dalla televisione.
Il film Bianca di Nanni Moretti segna un cambiamento nella carriera del regista di Brunico che, fino a quel momento, si era impegnato a mettere in risalto alcuni aspetti riguardanti i problemi, i pensieri e le passioni della generazione a cui appartiene. In Bianca Moretti interpreta un professore che inaspettatamente si trova coinvolto in fatti drammatici; ma al di là della vicenda, quello che conta in questo contesto è la presenza della scuola dove il professore lavora e quindi delle scene (alcune delle quali indimenticabili per arguzia e spassosità) che avvengono all'interno dell'istituto scolastico e che coinvolgono professori e studenti.
Ne I ragazzi di via Panisperna Gianni Amelio ricorda quel gruppo di geniali studenti che nel 1934 frequentavano il Regio istituto di Fisica, sito proprio in via Panisperna, al centro di Roma; tra di essi c'erano Ettore Majorana, Emilio Segrè e Bruno Pontecorvo, mentre la cattedra era retta da Enrico Fermi. Il film di Amelio si concentra principalmente sulle figure di Fermi e di Majorana (interpretati rispettivamente Da Ennio Fantastichini e da Andrea Prodan) ponendo in primo piano anche il particolare periodo storico in cui si svolsero gli studi e i primi successi di questi fisici famosissimi, per giungere all'epilogo in cui le strade degli studiosi si divisero per sempre (Fermi fu costretto a lasciare L'Italia e se ne andò negli Stati Uniti mentre Majorana scomparve nel nulla).
Nel 1995 esce un altro bel film: La scuola di Daniele Luchetti, che parla di un liceo romano in cui il degrado la fa da padrone; per tal motivo un professore cerca disperatamente di salvare il salvabile e di aiutare in tutti i modi (possibili e impossibili) gli studenti più "deboli", destinati (senza il suo intervento) ad abbandonare gli studi e che quindi avrebbero avuto in sorte un futuro più che mai incerto. Grande prova di Silvio Orlando che interpreta proprio questo docente idealista e umanitario, ma anche il resto del cast, di cui fanno parte, tra gli altri, Anna Galiena e Fabrizio Bentivoglio, non sfigura affatto.
Decimo ed ultimo film (cronologicamente parlando) è Notte prima degli esami, titolo che riprende quello di una canzone di Antonello Venditti uscita negli anni '80. Ed è proprio nel decennio appena citato che si svolge la vicenda del film, che mette in scena i problemi, le preoccupazioni, i sentimenti e le battaglie dei ragazzi che hanno affrontato il difficile momento degli esami di maturità. Fausto Brizzi, giovane regista di questa pellicola, ha realizzato un'opera di successo perché è riuscito a trasportare nel presente le emozioni di una generazione che ha vissuto questo periodo scolastico circa venti anni prima, facendo sì che i giovani studenti si identificassero in pieno nei "vecchi". Il cast, formato da attori pressoché esordienti, si avvale anche della presenza di Giorgio Faletti, molto bravo nel ruolo del professore.



DIECI FILM ITALIANI SULLA "SCUOLA"

"Maddalena zero in condotta" (1940) di Vittorio De Sica.
"Ore 9 lezione di chimica" (1941) di Mario Mattoli. 
"Mio figlio professore" (1948) di Renato Castellani.
"Cuore" (1948) di Duilio Coletti.
"Il maestro di Vigevano" (1962) di Elio Petri.
"Un anno di scuola" (1977) di Franco Giraldi.
"Bianca" (1982) di Nanni Moretti.
"I ragazzi di via Panisperna" (1990) di Gianni Amelio.
"La scuola" (1995) di Daniele Luchetti.
"Notte prima degli esami" (2006) di Fausto Brizzi.

venerdì 17 agosto 2012

I 10 film più belli della storia del cinema

1   "Barry Lyndon" di Stanley Kubrick (Gran Bretagna 1975)

2   "Umberto D." di Vittorio De Sica (Italia 1952)

3   "L'enigma di Kaspar Hauser" di Werner Herzog (Germania 1974)

4   "Picnic ad Hanging Rock" di Peter Weir (Australia 1975)

5   "Morte a Venezia" di Luchino Visconti (Italia 1971)

6   "Messaggero d'amore" di Joseph Losey (Gran Bretagna 1972)

7   "La leggenda del santo bevitore" di Ermanno Olmi (Italia 1988)

8   "Una storia vera" di David Lynch (Stati Uniti 1999)

9   "Nosferatu" di Werner Herzog (Germania 1978)

10  "Schindler's list" di Steven Spielberg (Stati Uniti 1993).





Due parole per spiegare sinteticamente la scelta dei dieci film più belli della storia del cinema mondiale.
"Barry Lyndon" è un film maestoso di ineguagliabile bellezza, sia per la vicenda interessantissima del giovane e ambizioso Barry (tratta dal romanzo omonimo di William Makepeace Thackeray), sia per le immagini di un fascino altissimo che si susseguono per tutto il film, sia anche per le ottime musiche scelte in modo perfetto dal repertorio classico (si possono ascoltare brani di Handel, Bach, Vivaldi, Paisiello e Schubert). La somma forma un capolavoro unico: il più bel lungometraggio del grande Stanley Kubrick e il migliore della storia del cinema mondiale.
"Umberto D." rappresenta la vetta mai raggiunta dal Neorealismo, che pure volò parecchio in alto con vari film. Vittorio De Sica realizzò il suo capolavoro scegliendo come personaggio protagonista un povero pensionato italiano che non riesce più a vivere dignitosamente. Ottima l'interpretazione dell'attore non professionista Battisti e straziante la storia ambientata in una Roma sparita, non ancora metropoli e di una bellezza rara che le scene del film aiutano ad emergere.
"L'enigma di Kaspar Hauser" è un film che possiede momenti di poesia pura, trovate geniali che solo Werner Herzog seppe inventare. Dietro la vicenda del trovatello di Norimberga si sviluppa una struggente meditazione sul significato della vita, il tutto scandito da piccoli racconti enigmatici e da discorsi arguti non ritrovabili in altri film. Un'importanza non trascurabile è da attribuire alle musiche di Tomaso Albinoni e di Johann Pachelbel.
"Picnic ad Hanging Rock" è l'apice della filmografia australiana raggiunto da Peter Weir con un film di rara eleganza, di fascinoso mistero e di visionarietà estasiante. La storia narra un fatto realmente accaduto: la scomparsa, durante una gita alla montagna australiana detta Hanging Rock, di tre ragazze di un collegio femminile. Il mistero s'infittisce mano a mano che gli accadimenti si susseguono, rendendo la storia estremamente intrigante.
"Morte a Venezia" è secondo me il miglior film di Luchino Visconti che, con alcuni intelligenti e azzecatissimi elementi aggiuntivi, rende il racconto di Thomas Mann ("La Morte a Venezia") più che mai interessante e poetico. Ottima la scelta delle musiche di Gustav Mahler come quella degli attori protagonisti, in particolare Dirk Bogarte emerge per la sua impeccabile interpretazione. Subito dopo il protagonista va segnalata l'ottima recitazione dei due attori italiani presenti nel film: Silvana Mangano nel ruolo della madre di Tadzio e Romolo Valli che impersona il direttore dell'albergo.
"Messaggero d'amore" è un film del regista americano Joseph Losey ma, come per "Barry Lyndon", la scena si svolge in Inghilterra. Protagonista è un bambino che diviene inconsapevole intermediario tra due amanti di classi sociali diversissime. Stupenda l'ambientazione e la fotografia del film, che presenta dei momenti di altissima poesia, praticamente indimenticabili, a cominciare dalla scena iniziale dove una voce fuori campo pronuncia una significativa frase: «Il passato è un paese straniero. Lì tutto si svolge in modo diverso» .
"La leggenda del santo bevitore" è un film di Ermanno Olmi tratto dall'omonimo racconto di Joseph Roth; si aggiudicò giustamente il Leone d'oro al Festival di Venezia. Si tratta a mio parere del punto più alto della pur notevolissima filmografia di Olmi: azzeccatissimi sia gli attori che le musiche, suggestiva e indelebile la Parigi dove si svolge la vicenda, e infine commoventi i momenti in cui miracolosamente appare la piccola santa Teresa di Lisieux al disperato e sbalordito Andreas.
"Una storia vera", come dice il titolo, racconta di un fatto realmente accaduto: il viaggio intrapreso da un anziano contadino statunitense per reincontrare dopo tanti anni il fratello nel frattempo ammalatosi. Le curiose e struggenti avventure che coinvolgono l'uomo durante questo viaggio sono l'elemento più attraente di un lungometraggio che possiede un fascino non comune per la semplicità della storia e per l'umanità dei personaggi che vi compaiono.
"Nosferatu" è uno dei non pochi capolavori di Werner Herzog: un film horror decisamente sui generis in quanto al suo interno si trovano elementi che poco hanno a che vedere col genere horror: meravigliosi paesaggi, incantate atmosfere, struggenti momenti poetici, musiche divine e l'umanità sorprendente di Nosferatu: mostro condannato a rimanere vivo e solo per l'eternità. Enorme bravura del regista nella scelta degli attori che, da Bruno Ganz a Klaus Kinski, da Isabelle Adjani a Jacques Dufilho, si dimostrano tutti all'altezza del ruolo assegnatogli.
"Schindler's list", per concludere questa breve dissertazione, è un film straziante, il migliore del maestro statunitense Steven Spielberg, e il migliore che tratti l'argomento "Olocausto". Geniale è sia la scelta del bianco e nero, sia l'idea di usare dei colori per rendere consapevole lo spettatore delle incredibili atrocità e dell'inopinata, della diabolica violenza perpetuate dai nazisti nei confronti del popolo ebraico residente in Europa. È anche l'occasione per conoscere uno degli eroi più positivi di questo sciagurato periodo: tale Oskar Schindler, imprenditore tedesco che usò quasi tutto il suo cospicuo patrimonio per cercare di mettere in salvo il maggior numero di ebrei, grazie al cielo con buoni risultati.

mercoledì 15 agosto 2012

Film da vedere: "Pranzo di Ferragosto"

Trama: Gianni è un uomo di oltre quarant'anni che vive al centro di Roma insieme alla madre, una donna di origini nobili molto oppressiva nei confronti del figlio, il quale per affrontare meglio la dura realtà si rifugia nel vino. Alla vigilia di Ferragosto l'amministratore condominiale del palazzo in cui abita Gianni chiede all'uomo di tenere con sé per qualche giorno la propria madre, come compenso propone l'annullamento di tutti i debiti condominiali che Gianni con gli anni ha accumulato. Per caso avviene che anche il medico di fiducia di Gianni gli proponga la medesima richiesta. Insomma l'uomo alla fine si ritroverà nel giorno di Ferragosto la casa affollata da anziane signore...
Commento: È una commedia amara, disincantata ma anche tenera; a tratti si respirano le atmosfere tipiche del neorealismo, infatti, se si pensa ad un film come "Umberto D.", si può ritenere quest'opera cinematografica una riproposizione del tema dell'emarginazione sociale, esposto nella pellicola di De Sica, con le differenze ed i nuovi problemi che contraddistinguono i tempi odierni.



Titolo: Pranzo di Ferragosto
Genere: Commedia
Nazione: Italia
Anno: 2008
Regia: Gianni Di Gregorio
Cast: Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti
Durata: 75 minuti


martedì 15 maggio 2012

L'epilogo di "Edipo Re"

Le scene finali di "Edipo Re", ottimo film di Pier Paolo Pasolini del 1967, sono tra le più belle del cinema italiano. Edipo, interpretato da Franco Citti, si ritrova a vivere nella realtà italiana degli anni '60, precisamente in una città industriale del Nord, la stessa che si vede all'inizio del film, ma con uno sbalzo temporale di quarant'anni. Edipo, ormai cieco, girovaga accompagnato dal fido Angelo (Ninetto Davoli), il suo messaggero, alla ricerca dei luoghi delle sue origini, ogni tanto si ferma in un posto e suona un piffero mentre Angelo si distrae e gioca nei dintorni. Brevi però sono le soste di Edipo, che presto richiama il messaggero e si rimette a vagare, fino a quando arriva in un luogo che gli ricorda qualcosa: è lo stesso prato delle sequenze iniziali del film, che mostra un Edipo moderno appena nato, cullato dalla madre (Silvana Mangano) e osservato dal padre. Edipo intuisce di essere giunto nel luogo che stava cercando, ma non potendo vederlo, chiede ad Angelo che gli venga descritto. È a questo punto che inizia l'ultimo dialogo del film:


Edipo: - Dove siamo? -
Angelo: - Siamo in un posto con tanti alberi messi in fila e con tanti fiumiciattoli, e un grande prato verde verde. -
Edipo: - O luce che non rivedrò più, che eri prima in qualche modo mia, mi illumini ora per l'ultima volta. Sono giunto. La vita finisce dove comincia.